Dalle 21 dalla Cappella del Centro milanese la preghiera per quanti nel 2019 hanno dato la vita per la fede, con un ricordo particolare per monsignor Romero (a 40 anni dalla morte) e per il personale sanitario impegnato per contrastare la pandemia. Diretta tv, radio e web

di Giorgio BERNARDELLI

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Il 24 marzo ricorrono i quarant’anni dall’assassinio di Sant’Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di San Salvador trucidato dagli squadroni della morte nel 1980, mentre celebrava l’Eucaristia in un Paese che stava precipitando nella guerra civile. Proprio per questo da molti anni ormai in Italia – per iniziativa della Fondazione Missio – il 24 marzo è la Giornata di digiuno e preghiera per i missionari martiri, durante la quale si fa memoria di tutti quanti hanno donato la vita per il Vangelo.

Quest’anno l’Ufficio per la Pastorale missionaria dell’Arcidiocesi di Milano, insieme con il Pime, aveva già deciso di celebrare con particolare solennità questo momento con una veglia presieduta dall’Arcivescovo. Un appuntamento che monsignor Mario Delpini e i missionari hanno deciso di mantenere anche nell’emergenza Coronavirus, attraverso una celebrazione nella Cappella martiri del Pime, il luogo che nel Centro di animazione missionaria di via Monte Rosa 81 a Milano ricorda i 19 missionari uccisi nei 170 anni di storia dell’istituto.
Sarà possibile seguirla, a partire dalle 21, su Chiesa Tv (canale 195 del digitale terrestre), Radio Marconi, Radio Mater e www.chiesadimilano.it

Perché mentre l’attenzione di tutti è rivolta alle notizie drammatiche dell’epidemia è ugualmente importante mettere al centro della nostra preghiera i missionari martiri? Perché proprio la prova durissima che stiamo vivendo in questi giorni ci fa capire quanto davvero il mondo sia un’unica casa di tutti. Ci stiamo accorgendo di come la malattia annulli le distanze tra Paesi lontani; ma questo dovrebbe valere anche per tante altre ferite e ingiustizie che attraversano il pianeta e spesso diventano causa di persecuzione per i nostri fratelli in Cristo.

I missionari martiri, però, ci dicono anche un’altra cosa: con la loro vita e la loro morte ci rivelano che la risposta più potente al male è il coraggio di chi sceglie di donare agli altri la propria vita senza riserve. È quanto fece il vescovo Romero in Salvador quarant’anni fa. Ma è quanto stanno facendo in questi giorni nelle nostre città anche i medici e il personale sanitario che mettono a repentaglio la loro salute per curare gli ammalati: ricorderemo anche loro durante la veglia, riascoltando alcune parole scritte dal dottor Carlo Urbani, il medico italiano che morì nel 2003 per stare accanto ai malati della Sars in Asia.

Come loro però ci sono tanti missionari in prima linea anche di fronte ad altri “virus” non meno insidiosi: il fondamentalismo religioso, il miraggio della ricchezza facile, la sete sfrenata di materie prime per produrre beni di consumo che in tanti angoli del mondo calpesta i diritti dei più poveri… Anche questi “virus” continuano a uccidere. Ed è il motivo per cui nella celebrazione verranno ricordati i nomi dei 29 tra sacerdoti, religiose e laici che durante il 2019 sono stati uccisi in Africa, in Asia, in America Latina e persino in Europa.

«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà», dice Gesù nel Vangelo. È la verità dei martiri che vogliamo far risuonare nella Milano che ripensa se stessa alla luce del Coronavirus.

In allegato il libretto per seguire la celebrazione

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