In questi 15 anni è cresciuta in particolare nei giovani l'attenzione per le questioni ambientali. L'enciclica Laudato si' traccia un orizzonte che tutti auspicano possa realizzarsi

di Walter MAGNONI
responsabile Servizio per la pastorale sociale e del lavoro

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Abbiamo tante Giornate nei nostri calendari e il rischio è quello di rimanere indifferenti alle questioni che ciascuno di questi appuntamenti desidera segnalare. Da 15 anni la Chiesa italiana, in collaborazione con tutte le Chiese cristiane, propone il 1° settembre la Giornata per la custodia del creato e in diversi territori si costruiscono puntualmente interessanti iniziative per aiutare tutti noi a non dare per scontato l’ambiente dentro cui viviamo.

La 15ª Giornata è sul tema «Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12). Scrivono giustamente i vescovi nel Messaggio di questa giornata: «L’appuntamento di quest’anno ha il sapore amaro dell’incertezza». In effetti la situazione che stiamo vivendo non ci lascia tranquilli, però al contempo avere cura del creato diviene sempre più decisivo per ogni uomo che abita sulla terra.

In questi 15 anni è cresciuta l’attenzione delle persone, in particolare dei giovani, per le questioni ambientali. L’enciclica Laudato si’ in tal senso appare un punto di non ritorno capace di tracciare un orizzonte che tutti auspicano possa realizzarsi. L’alternativa è la fine della vita umana sul pianeta.

«Siamo in un anno drammatico: la pandemia da Covid-19 ha portato malattia e morte in tante famiglie, ha messo in luce la nostra fragilità, ha ridimensionato la pretesa di controllare il mondo ritenendoci capaci di assicurare una vita migliore con il consumo e il potere esercitato a livello globale». Quello che è accaduto è ben definito dal titolo di un libro del filosofo Silvano Petrosino: lo scandalo dell’imprevedibile.

La crisi legata al Covid è stata non solo di ordine sanitario, ma «si è visto un sistema socio-economico segnato dall’inequità e dallo scarto, in cui troppo facilmente i più fragili si trovano più indifesi». Nell’udienza generale dello scorso 26 agosto papa Francesco non ha usato mezzi termini per denunciare la malattia del sistema economico attuale e segnalare le ingiustizie presenti nel mondo: «La pandemia ha messo in rilievo e aggravato i problemi sociali, soprattutto la disuguaglianza. Alcuni possono lavorare da casa, mentre per molti altri questo è impossibile. Certi bambini, nonostante le difficoltà, possono continuare a ricevere un’educazione scolastica, mentre per tantissimi altri questa si è interrotta bruscamente. Alcune nazioni potenti possono emettere moneta per affrontare l’emergenza, mentre per altre questo significherebbe ipotecare il futuro. Questi sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. Dobbiamo dirlo semplicemente: l’economia è malata. Si è ammalata. È il frutto di una crescita economica iniqua – questa è la malattia: il frutto di una crescita economica iniqua – che prescinde dai valori umani fondamentali. Nel mondo di oggi, pochi ricchissimi possiedono più di tutto il resto dell’umanità».

Ecco allora l’importanza del Messaggio pensato per la Giornata del creato. In sintonia col mondo ecumenico nasce il desiderio di ripensare gli stili di vita. Questi ultimi ci portano a riflettere sulle nostre relazioni, consapevoli che la famiglia umana si costruisce nella diversità delle differenze.

Prenderci cura delle persone e dell’ambiente è sempre più urgente e non basta una Giornata, bensì diviene sfida per una pastorale che vuole far proprio lo stile dell’ecologia integrale. Forse aveva ragione Camus, quando nel suo capolavoro La peste, di fronte a fatti drammatici suggeriva uno stile con queste parole: «Bisogna soltanto cominciare a camminare in avanti, nelle tenebre, un po’ alla cieca, e tentare di fare del bene». È in questa direzione che vorrei che tutti facessimo nostro il Messaggio per la Giornata del creato.

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