Con l’incontro svoltosi a Bollate si sono concluse le assemblee interzonali dedicate ai membri degli Affari Economici Parrocchiali con la presenza dell’Arcivescovo. «Un modo per dire grazie ai Caep e offrire un’occasione di formazione»

di Annamaria BRACCINI

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«Il modo di gestire i beni e gli immobili fa trasparire il volto della Chiesa, talvolta, più di tante prediche». È un “grazie” convinto – che diviene anche un richiamo alla grande responsabilità dei Consigli degli Affari Economici Parrocchiali e di Comunità Pastorale -, quello che l’Arcivescovo rivolge ai tanti laici e sacerdoti che lo ascoltano presso il Cineteatro “Splendor” di Bollate.
È la quarta e ultima assemblea interzonale cui partecipano i membri dei Caep della Zona Pastorale IV, nella quale ci si trova, ma anche della V, con la presenza dei rispettivi vicari episcopali, monsignor Luca Raimondi, che porge il benvenuto, e monsignor Luciano Angaroni.
Introdotto dal saluto del “padrone di casa”, il prevosto di Bollate, don Maurizio Pessina, dalla lettura della preghiera composta dall’Arcivescovo e pubblicata sulla Lettera appositamente voluta per i Consiglieri Economici, dall’ascolto del Vangelo di Luca e del Salmo 112, l’incontro vede l’illustrazione dell’inquadramento stoico e normativo-canonico affidata al cancelliere arcivescovile, monsignor Marino Mosconi.
«La storia della Chiesa – osserva – conosce molti laici che si sono spesi ad amministrare i beni della Chiesa con dedizione e generosità. Se consideriamo, però, le realtà delle Fabbricerie, vediamo che vi è una tensione tra tale amministrazione e le finalità spirituali della gestione dei beni stessi. È chiaro che la preoccupazione della Chiesa sia sottolineare che i beni sono strumenti e non finalità: beni temporali, come infatti sono chiamati, ossia che transitano e sono destinati a passare. Con il Vaticano II si afferma il principio della vocazione universale alla santità e, quindi, alla collaborazione nella Chiesa, avendo attenzione anche all’uso dei beni temporali, come è scritto al capitolo 17 del Decreto conciliare “Presbyterorum Ordinis”».
Nel 1973 si istituisce, così, il Consiglio per gli Affari Economici parrocchiali e si dichiara la possibilità di amministrare insieme i Beni «con finalità condivise tra chierici e laici di specchiata onestà e amore per la Chiesa e l’apostolato». Poi, il Codice di Diritto Canonico che stabilisce l’obbligatorietà del Caep – l’unico organo di corresponsabilità in parrocchia obbligatorio a livello universale -, da cui deriva il Direttorio diocesano che, al punto 5.2.3, indica la responsabilità morale dei Consigli, permanendo quella giuridica sulle spalle del parroco.
«Ne viene che il Consiglio non abbia solo un ruolo consultivo, ma possa concorrere alle scelte della vita parrocchiale, con il diritto e il dovere di esprimere valutazioni in virtù della propria competenza, suscitando attenzione alla reperibilità delle risorse, preventivando le spese, pronunciandosi su quelle straordinarie, presentando un parere da allegare il rendiconto economico».
Le testimonianze sono portate da un presbitero, don Claudio Galimberti, responsabile della CP di Garbagnate composta da 4 parrocchie, ma anche rappresentante legale di una grande scuola con una settantina di dipendenti. «I beni economici non sono una realtà neutra e occorre una stretta collaborazione tra il Consiglio pastorale e quello per gli Affari Economici. Consigliare non è un atto puramente intellettuale, ma di amore, un dono che richiede vigilanza e creatività. Noi preti, talvolta, non abbiamo la giusta misura rispetto a chi è più esperto: abbiamo bisogno di voi laici. Abbiamo deciso di mantenere i singoli Consigli delle parrocchie della Comunità, con momenti di scambio condiviso, per una maggiore vicinanza al territorio, una partecipazione corresponsabile e una trasparenza che sappiano coniugare capacità operativa e tecnica con una visione pastorale e la consuetudine con il Vangelo. Non si può fare di ogni parrocchia una realtà indipendente e autoreferenziale».
Il consigliere Franco Banfi di Bollate, parla di «esperienza e competenza che non bastano se viene a mancare la vita parrocchiale e la partecipazione alla comunità dei fedeli. Non abbiamo altro scopo che il bene della Chiesa e della nostra parrocchia», spiega.

L’intervento dell’Arcivescovo

«Questa mia convocazione ha una ragione molto semplice, dirvi una parola di gratitudine, ma può configurarsi anche come occasione di formazione. Con questa stessa intenzione ho scritto questa Lettera, perché la vostra attività sia illuminata dallo Spirito santo. Mi piacerebbe che recitaste la preghiera che vi è contenuta all’inizio dei vostri incontri. Tutti i battezzati sono pietre vive nell’edificazione della Chiesa e il vostro compito, al quale siete stati chiamati in ragione delle competenze, deve farne trasparire il volto. Da come si gestiscono gli immobili, la loro destinazione o si agisce la carità, si capisce cosa è la Chiesa. La responsabilità che avete è collaborare con il parroco e il vostro contributo deve portare a elaborare decisioni. I Caep possono, così, avere anche il compito di vigilare che le scelte non siano arbitrarie», scandisce l’Arcivescovo, che aggiunge.
«Gli sperperi, il lusso, il superfluo non possono essere consentiti. L’aiuto ad altre parrocchie meno floride è doveroso da parte di realtà più ricche. Se, invece, la parrocchia è particolarmente povera, la competenza deve essere messa a servizio di azioni concrete per diffondere la consapevolezza che tutti i battezzati sono parti attive della Chiesa, anche per quanto attiene al contributo economico».
“L’interesse è la comunione”, come si intitola la Commissione creata per la perequazione tra parrocchie dotate di mezzi e altre in difficoltà o indebitate, dice, d’altra parte, tutto.
Da tale orizzonte di senso, emergono quelli che il Vescovo definisce «i criteri irrinunciabili della gestione: i beni della Chiesa servono per il bene della comunità, la liturgia, l’evangelizzazione, la carità e il sostentamento del Clero. Bisogna diffondere l’idea che la comunità mantenga il proprio sacerdote, anche con le offerte deducibili, in modo che l’8×1000 possa essere destinato, in maniera più ampia, al culto».
Infine, una richiesta di aiuto per sollevare i presbiteri da alcune incombenze, «specie di fronte a procedure che si complicano e che vedono i parroci, talvolta, in affanno. A tale scopo, qualcuno di voi potrebbe assumere responsabilità specifiche attraverso delle deleghe che autorizzino ad agire direttamente. Il meccanismo delle deleghe e delle procure, senza abolire ovviamente la rappresentanza legale del parroco, può dire il senso di una concreta corresponsabilità».
La serata si completa con l’articolato intervento del Moderator Curiae e Vicario episcopale per gli Affari Generali, monsignor Bruno Marinoni.
«Le decisioni devono essere costruire insieme: il Caep non è un Consiglio di Amministrazione e non ci può essere un comitato di indirizzo, come il Consiglio pastorale, e uno che lo applica».
L’idea prospettata è di ritrovarsi due volte all’anno, con assemblee simili a quella che si sta vivendo, «per rinnovare la sensibilità a coniugare l’aspetto pastorale con quello gestionale».
Evidenziando l’importanza dell’individuazione di un referente competente da parte del parroco, il Moderator parla della «corresponsabilità che può trasformarsi in una responsabilità».
«Ci sono delle incombenze significative che, data la mole dei documenti e delle firme, possono non avere tutta l’attenzione del parroco. Nel momento in cui una realtà sente l’esigenza di un sostegno può rivolgersi all’Ufficio dell’Avvocatura centrale che si rende disponibile a valutare e a ragionare insieme. In tale logica, è stata elaborata, sul Portale della Diocesi, una sezione dedicata appositamente ai Consigli degli Affari Economici, o meglio, un link in progress continuo, con la presentazione di testi, documentazione e materiale utile e scaricabile (www.chiesadimilano.it\ufficioparrocchie).
Poi, un ulteriore tema cruciale, quello delle strutture che sono sovrabbondanti «anche per il passato che abbiamo alle spalle». Due gli strumenti con cui orientarsi e fare ordine. «Un “Fascicolo del fabbricato” che permetta di avere una documentazione completa su quanto attiene a una parrocchia» e un secondo, molto più snello – da ritrovare nel link citato -, «per classificare strutture in uso della parrocchia, date a terzi o obsolete, magari da alienare, fotografando l’esistente, guardando al futuro, tentando di mettere insieme la pastorale e la sostenibilità».
Tornano i temi della necessaria perequazione tra parrocchie, – «per questa ragione abbiamo istituito la Commissione, basti pensare che i debiti che hanno le parrocchie sono la metà dei danari che altre hanno sui conti» -, della sensibilizzazione per il sostentamento del proprio Clero, del sovvenire, senza dimenticare la comunicazione al fine di garantire trasparenza per cui «si sta pensando, a livello centrale, a un metodo, utilizzabile dalle parrocchie, sul modello del Bilancio di missione».

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