Redazione

Non ha commentato il discorso del cardinal Tettamanzi, il sindaco di Milano Gabriele Albertini. Lasciando la basilica di S. Ambrogio e dirigendosi nei locali attigui dove l’Arcivescovo avrebbe salutato al termine della celebrazioni le autorità civili e militari ha detto ai giornalisti: «Zero, zero, devo salutare il Cardinale».

Il giorno dopo, il 7 dicembre, durante la consegna degli Ambrogini d’oro, Albertini ha parlato di casa, immigrati e sicurezza. Ma non voleva che questi discorsi fossero considerati una risposta alle parole dell’Arcivescovo della sera precedente. «Nell’intervento di oggi», ha spiegato il sindaco, «ho parlato di concretezze e di realtà, l’autorità religiosa parla di principi e di valori: questa è la nostra distinzione. Unicuique suum, era il titolo dell’Osservatore romano di qualche tempo fa».

Albertini, ricordando che in città «l’11 per cento della popolazione è formata da immigrati» ha detto che questi possono essere «una risorsa non solo demografica, ma anche sociale e culturale. Non bisogna però ignorare che la loro presenza è legata anche a nuove aree di disagio, quindi di illegalità». Il sindaco ha voluto sottolineare anche quanto è stato fatto nel campo della sicurezza, la diminuzione dei reati del 30% dal 1997, i vigili di quartiere, le nuove caserme e «la più vasta telesorveglianza d’Italia».

Rispetto alla questione case il primo cittadino ha parlato di «rinascimento» urbanistico che sta portando alla costruzione fra l’altro della città della moda, del nuovo quartiere di Rogoredo Montecity, in grado di portare anche nuova edilizia sociale. Milano è la città metropolitana che ha restaurato il maggior numero di alloggi popolari (34 mila). «Questi», ha concluso Albertini, «sono esempi della politica del fare, possibili solo grazie al lavoro e alla voglia di partecipazione dei milanesi» e per questo «li devo ringraziare».

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