L'esperienza degli universitari caratterizzata dalla volontà di «tenere unite la sfera dello studio e quella della fede»

di Martino INCARBONE

Giovani

«Partecipare a una settimana di studio e preghiera è una esperienza unica ed originale – racconta Gianluca Brigatti, 23 anni, studente di Storia alla Statale di Milano -, una occasione per intuire ancora meglio il profondo legame tra studio e ricerca delle ragioni ultime e di come tale legame non possa non essere rivestito di sacralità. Quest’anno – continua Gianluca, che vive ad Arcore e frequenta il gruppo Fuci della Statale – le due settimane estive Fuci di Camaldoli avranno come titolo “Beatitudini. La felicità cristiana” (28 luglio – 3 agosto) e “Qoelet: la domanda di senso” (4 – 10 agosto). I due temi sono importanti e strettamente collegati, poiché se nella nostra vita manca un senso, allora non si può nemmeno essere felici».

E quest’anno nella Fuci diocesana c’è una bella novità. Nel 2012 un gruppo di studenti ha iniziato a ritrovarsi tutte le settimane per pregare insieme il lunedì sotto i portici dell’ateneo, poi una settimana di vita comune con l’Azione Cattolica in centro a Milano, poi la Cappellania universitaria, e poi a gennaio la partenza ufficiale del gruppo Fuci della Bicocca. «Nel primo semestre abbiamo vissuto un ciclo di lectio divina, presieduto da don Luca Violoni, sul tema del rapporto fede-studio – racconta Irene Malgarini, 23 anni di Malnate, studentessa di Scienze dell’educazione -. Dopo la pausa natalizia la lectio divina è proseguita con don Bortolo Uberti. Oltre a questo percorso spirituale, ci siamo trovati ogni settimana per leggere e discutere insieme. Una cosa divertente: per far conoscere la nostra nuova presenza in Università, a ottobre abbiamo tappezzato i luoghi di studio con dei palloncini colorati, ai quali era attaccato un simpatico volantino e oggi siamo anche su Facebook».

Irene è educatrice in oratorio e ci racconta che in università non è sempre facile vivere da cristiani: «L’università è percepita da molti come un “esamificio” e non come un luogo di crescita e formazione della persona: la tentazione è quella di tenere separate la sfera dello studio da quella della fede. Infine la manifestazione della propria fede in un luogo che si vuol definire “laico” è talvolta osteggiata apertamente». L’università è un luogo di formazione importante per moltissimi giovani e allo stesso tempo è un luogo fecondo di annuncio del Vangelo. «La Fuci è stata per me un’esperienza fondamentale, che ha cambiato completamente il mio modo di approcciarmi alla realtà e mi ha insegnato un metodo bellissimo: quello della ricerca e del dialogo e confronto aperto con tutti, in particolare con chi non la pensa come me».

Racconta Giacomo Perego, da due anni presidente della Fuci in Diocesi: «Il ricordo più bello di questi due anni è il fatto di avere riscoperto relazioni profondamente umane con quelle persone che sono le più lontane da qualsiasi discorso spirituale». E quindi, quest’estate, dopo gli esami, tutti a Camaldoli.

Info: www.fuci.net

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