In Duomo l’Arcivescovo presiederà la Professione religiosa di un nuovo Oblato diocesano, ultimo frutto di una storia di dedicazione piena alla Chiesa ambrosiana, da San Carlo, attraverso i cardinali Schuster e Martini, fino a oggi

di monsignor Marco NAVONI

Fratel Massimiliano Adami

Sabato 20 aprile, durante la celebrazione vigiliare che l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, presiederà in Duomo alle 17.30, avrà luogo la Professione religiosa di fratel Massimiliano Adami, Fratello Oblato diocesano. Per lui si tratta della Professione perpetua, dopo la prima compiuta nel 2003. Monsignor Marco Navoni, Superiore degli Oblati diocesani, illustra brevemente le loro origini e il loro servizio, e il significato della Professione di fratel Massimiliano.

San Carlo fondò gli Oblati nel 1578 e quando, nel 1581, pubblicò gli Statuti della Congregazione, accanto ai Sacerdoti Oblati volle che ci fossero anche gli Oblati Laici. Egli pensava a laici impegnati nel loro lavoro professionale che mettessero capacità, forze e tempo a disposizione dell’Arcivescovo e a servizio delle necessità della Chiesa ambrosiana.

L’intuizione di San Carlo non ebbe però seguito. Fu il beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster a riprenderla, applicandola però al Seminario. Tutti i preti diocesani ricordano, nei loro anni di Seminario, la presenza discreta e preziosa dei Fratelli Oblati, con il loro diuturno impegno nei lavori più semplici, più umili, ma anche più necessari per la vita del Seminario stesso. Negli anni Ottanta del secolo scorso, infine, il cardinale Carlo Maria Martini volle rinnovare la Famiglia dei Fratelli Oblati, aprendola, al di là del Seminario, alla più ampia e complessa vita pastorale della Diocesi.

Fratel Massimiliano Adami è l’ultimo frutto di questa storia, insieme tradizionale e portatrice di novità. Dopo alcune esperienze pastorali presso Villa Cagnola a Gazzada e presso Villa Sacro Cuore a Triuggio, è finalmente approdato in Duomo come accolito, a servizio del culto divino e della vita liturgica e pastorale della Cattedrale. La professione solenne dei tre voti religiosi è dunque il sigillo definitivo di un cammino di oblazione, cioè di offerta totale della propria vita al Signore e, attraverso l’obbedienza cordiale e pronta all’Arcivescovo, di dedicazione piena alla Chiesa ambrosiana.

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