Nel Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del 1° gennaio non solo l’appello a fermare la guerra e a favorire il disarmo, ma anche una forte denuncia dei mali moderni: corruzione, sfruttamento del lavoro, fame, schiavitù e traffico di esseri umani, abusi sui minori, tragedie dell’immigrazione e carceri disumane

di Rita SALERNO

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Roma 25/10/2013 Piazza San Pietro Incontro del Santo Padre Papa Francesco con le Famiglie Ph: Cristian Gennari/Siciliani

È la fraternità, senza la quale è impossibile costruire una società giusta e una pace solida e duratura, il filo conduttore del primo Messaggio per la Giornata mondiale della Pace di Papa Francesco. Il documento, diffuso oggi, ha per titolo “Fraternità, fondamento e via per la pace”.

Nel testo il Papa venuto dalle periferie del pianeta leva un appello contro la guerra e le violenza e invita quanti seminano violenza e morte a rinunciare alla via delle armi. Ma è anche, e qui sta la novità, una ferma denuncia contro la corruzione e il crimine organizzato, in linea con la spiritualità ignaziana.

Alla base del Messaggio c’è appunto la fraternità, «dimensione essenziale dell’uomo», in riferimento a un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, senza il quale non può sussistere. La radice della fraternità, si legge ancora nel testo, «è contenuta nella paternità di Dio», «una paternità generatrice di fraternità» che trasforma la nostra esistenza. Per poi sottolineare che tale «vocazione» alla fraternità è oggi spesso contrastata dalla «globalizzazione dell’indifferenza» che «ci fa lentamente abituare alla sofferenza dell’altro, chiudendoci in noi stessi».

Bergoglio osserva che alle guerre «fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese». Cita la Populorum Progessio di Paolo VI e la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II per ribadire che «non soltanto le persone, ma anche le nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità» e aggiunge che la pace «è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno».

La fraternità, di cui il Pontefice è fermo assertore, è la via maestra anche per sconfiggere la povertà. Al tempo stesso, è il suo auspicio, «servono anche politiche efficaci che promuovono il principio della fraternità», assicurando alle persone di «accedere ai capitali» e alle risorse.

Un paragrafo è poi dedicato all’attuale crisi economico-finanziaria, la cui origine è individuata dal Santo Padre nel «progressivo allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali» e nel «depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie». Papa Francesco ribadisce che «il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita». Di più. La crisi attuale «può essere anche un’occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza». L’uomo, ribadisce, «è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale».

Ma Papa Francesco denuncia con forza la corruzione e il crimine organizzato. Una comunità politica, è il suo monito, «deve agire in modo trasparente e responsabile» per generare la «pace sociale». I cittadini, ammonisce, «devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libertà». Invece, constata, «spesso tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di conflitto».

Il Pontefice non manca di denunciare l’egoismo che «si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale». Queste organizzazioni , avverte, «offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose».

Elenca infine alcuni drammi del nostro tempo come la droga, lo sfruttamento del lavoro, «l’abominio del traffico di essere umani», gli «abusi contro i minori». In ultimo, un pensiero speciale è dedicato anche alle «condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo».

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