Il significato del pellegrinaggio ad Assisi nelle parole di monsignor Martinelli («un evento radicato nella cultura e tradizione ambrosiane») e di monsignor De Scalzi («un’occasione di preghiera pe tutti»)

di Francesca LOZITO

Monsignor Erminio De Scalzi

Milano e Assisi non sono poi così lontane. Storia, cultura e tradizioni si sono incrociate nei secoli. E Milano non è lontana da Assisi nemmeno oggi, nel momento in cui, proprio in tempo di crisi, può mettersi in pellegrinaggio per riscoprire lo stile del Poverello.

Ne è convinto monsignor Paolo Martinelli, vescovo ausiliare ambrosiano, cappuccino, alla vigilia del pellegrinaggio delle diocesi lombarde nella città di Francesco del 3 e 4 ottobre: «L’attesa è quella di un incontro con questo grande Santo, patrono d’Italia, attraverso cui si possano rinnovare la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità. È sempre un incontro che rigenera, come hanno scritto nel loro messaggio anche i Vescovi lombardi».

Quale l’attualità di questo evento? «Il nostro tempo ha forti analogie con il tempo di Francesco – afferma Martinelli -: come allora, anche oggi noi siamo in un’epoca di profondi cambiamenti. Francesco li affrontò in modo essenziale. E allora chiediamo che l’incontro con la testimonianza di Francesco aiuti anche noi ad attraversare questo tempo che cambia».

Ad Assisi da pellegrini vuol dire qualcosa di molto preciso: «È importante ritrovare lo spirito del pellegrinaggio, soprattutto in quella terra benedetta da Dio che è Assisi – dice ancora il vescovo ausiliare -. È uno spirito diverso da quello del turista o del vagabondo. Il pellegrino è un uomo che mendica, che cerca, che vuole mettersi sulle tracce dei santi. Nel pellegrinaggio è significativo il raggiungimento della meta, ma anche la bellezza del percorso: lasciare la propria casa, mettersi in cammino e farlo assieme. Il gesto del pellegrino è un gesto potente di preghiera, singolo e di popolo. La decisione è di ciascuno, ma nel camminare verso la meta ci si ritrova fratelli e sorelle. Questo è proprio dell’esperienza di Assisi».

C’è una peculiarità ambrosiana nel rapporto con Assisi: come rileva Martinelli: «Io la intravedo in due livelli, il primo dei quali più storico. La presenza francescana nella nostra terra è da secoli significativa. Poco dopo la morte di Francesco (1226), Leone da Perego, primo frate diventato vescovo, fu scelto proprio come arcivescovo di Milano. Inoltre san Carlo Borromeo volle nelle terre ambrosiane la presenza francescana, proprio perché la riteneva utile per il lavoro che stava facendo in Diocesi sul Concilio di Trento. E anche oggi nella diocesi ambrosiana dobbiamo dire che c’è una presenza importante dei Francescani, nelle parrocchie, nei grandi centri di spiritualità, nei luoghi di cura…». Il secondo legame tra le due realtà è «una sintonia di valori con lo spirito ambrosiano, fatto di cattolicesimo popolare e laboriosità. Mi sembra dunque che la nostra Diocesi, andando in pellegrinaggio ad Assisi, trova qualcosa di radicato profondamente nella propria cultura e tradizione».

«Il pellegrinaggio ad Assisi è un bel gesto – dice invece monsignor Erminio De Scalzi, vicario episcopale per gli eventi e gli incarichi speciali -, a cui si aggiungerà poi un ponte ideale tra Milano e Assisi costituito dalla Mensa dei Popoli della Caritas, che si terrà nello stesso momento a Expo».

Monsignor De Scalzi sottolinea l’importanza della partecipazione: «I vescovi hanno chiesto a tutti i fedeli di unirsi, anche quelli che non andranno pellegrini, a questo evento spirituale. Sarà un’occasione per pregare per tutte le famiglie. Subito dopo ci sarà infatti il Sinodo delle famiglie, che inizierà in Vaticano proprio nei giorni successivi». Per monsignor De Scalzi è una celebrazione che ha una caratteristica particolare, si uniranno fede e civismo: «La Lombardia tutta andrà ad Assisi. Sarà il Sindaco di Milano a offrire l’olio per la lampada con un’anfora fatta apposta per l’occasione e poi parlerà il Presidente della Regione».

 

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