In attesa di una risposta 213 domande, anche se ogni mese le donazioni garantiscono in media 100 mila euro. Dal 2013 quasi 7 milioni erogati per aiutare più di 3300 persone: l’identikit dell’utente

di Francesco CHIAVARINI

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Duecentotredici famiglie in attesa di aiuto. Tante sono le domande arrivate alla segreteria del Fondo Famiglia Lavoro (FFL) e rimaste finora inevase per mancanza di liquidità. Nonostante la generosità dei cittadini ambrosiani non sia venuta mai meno, neppure nei momenti più acuti della crisi, infatti, le casse del Fondo sono vuote e solo uno sforzo ulteriore potrà consentire di dare una risposta a chi ha chiesto aiuto negli ultimi mesi.

In realtà il flusso di risorse è stato costante, soprattutto per merito dei piccoli donatori. Basta dare un’occhiata all’andamento delle offerte per rendersi conto dell’approvvigionamento continuo assicurato da offerte di medio e piccolo taglio, che hanno garantito un apporto complessivo mensile di 100 mila euro. A questi contributi si è aggiunta poi la donazione di Fondazione Cariplo, che a giugno ha versato sul conto la somma di 500 mila euro. Tuttavia, nello stesso periodo, il numero di domande si è mantenuto costante.

«Fortunatamente la rete della solidarietà, anche con scarse risorse, tiene. I volontari impegnati sul territorio continuano ad ascoltare le persone, stanno loro accanto e le aiutano come possono. Ma per andare avanti abbiamo bisogno del sostegno di tutti», spiega Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e segretario generale del Fondo.

Dall’inizio del 2013 a oggi il Fondo, rilanciato dal cardinale Scola, ha erogato aiuto a 3317 persone, per un importo complessivo di 6.764.435 euro. I beneficiari sono stati per il 40% italiani e per il 60% stranieri, in gran parte tra i 35 e i 45 anni.

Solo 891 utenti hanno beneficiato della semplice assistenza. L’azione prevalente, infatti, ha riguardato l’area lavoro: ben 2.363 sono stati i destinatari di interventi in questo ambito (ricerca attiva al lavoro, corsi di riqualificazione professionale, tirocini). Notevole la varietà delle proposte formative, selezionate dai centri di ascolto nei territori a seconda delle richieste del mercato: corsi per magazziniere, saldatore, panettiere, aiuto dentista, perfino dog-sitter.

Alla formazione professionale si sono aggiunti gli interventi di micro-credito, complessivamente 24. I finanziamenti hanno per lo più permesso a soggetti “non bancabili” di aprire piccole attività in proprio: da un sito per la vendita on line di materiale fotografico a un laboratorio per tatuaggi, da un piccola produzione agricola a uno studio di estetista.

Chi ha beneficiato di questi aiuti? L’utente del Fondo Famiglia Lavoro è uomo, di mezza età, con un profilo professionale medio-basso, nessuna conoscenza delle lingue, scarsa competenza informatica. «Un profilo che coincide con quello delle vittime della crisi: operai generici, assunti con contratti precari, nei settori tradizionali del manifatturiero e in quello dei servizi a basso valore aggiunto – osserva Gualzetti -. Costoro hanno visto improvvisamente vacillare l’equilibrio su cui si reggevano, seppur in modo precario, e, non essendo assolutamente preparati a reagire, sono precipitati in una condizione di povertà mai conosciuta prima».

I volontari del Ffl li hanno prima di tutto accolti. «È stato fondamentale ascoltare le loro storie per non farli sprofondare nella disperazione. Dopodiché li abbiamo accompagnati lungo un precorso costruito su misura – racconta Silvana Migliorati del Siloe, il servizio Caritas che esamina le domande -. Generalmente il contributo di denaro erogato è sempre stato finalizzato al pagamento di un corso di formazione che abbiamo chiesto agli istituti presenti nel territorio di attivare dopo un’analisi delle richiese del mercato locale per ogni distretto. L’intervento meramente assistenziale è stato scelto solo come extrema ratio».

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