L’annuncio nel convegno svoltosi alla vigilia della Giornata diocesana della solidarietà. Oltre 3 milioni di euro raccolti complessivamente finora. Il 18 febbraio l'erogazione dei primi aiuti

di Loris CANTARELLI

Giuseppe Guzzetti
Giuseppe Guzzetti

Dalla Fondazione Cariplo un milione di euro per il Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi di Milano. Come già avvenuto al momento dell’istituzione del Fondo nel 2008, la Fondazione ha deciso di mettere un significativo importo a disposizione del progetto diocesano, che nella sua seconda fase mira ad aiutare a ricercare e a ritrovare il lavoro chi l’ha perduto in questi anni (nella prima fase, all’iniziale devoluzione di un milione la Fondazione aveva fatto seguire un ulteriore contributo di 500 mila euro).

A due mesi dal rilancio il Fondo ha già raccolto in totale 3.256.640 euro. Al milione proveniente dai fondi dell’8×1000, come deciso dal cardinale Angelo Scola, e a quello messo a disposizione dalla Fondazione Cariplo, vanno aggiunti il milione in cassa al 30 novembre 2012, i 42 mila euro raccolti grazie all’asta di beneficenza natalizia “I Regali del Cardinale” e alcune centinaia di migliaia di euro derivanti da donazioni effettuate da cittadini, imprese e parrocchie dal dicembre 2012 a oggi. Le richieste di aiuto arrivate alla segreteria del Fondo da gennaio sono già oltre 200; 500 invece i volontari che hanno seguito i primi incontri di formazione per aiutare chi ha perso il lavoro e 122 i distretti già attivi sul territorio della Diocesi dove ci si può rivolgere per chiedere aiuto.

«Il 18 febbraio delibereremo già le prime erogazioni a chi ne ha fatto domanda», ha annunciato Luciano Gulzetti, segretario generale del Fondo Famiglia Lavoro, sottolineando la novità degli strumenti attivati nella seconda fase: la formazione, il microcredito, l’accompagnamento all’impresa. «Sulla formazione avevamo già iniziato una sperimentazione durante la prima fase – ha ricordato -. Dei 100 lavoratori che abbiamo già avviato alla formazione, 40 sono riusciti a trovare una nuova occupazione. Un piccolo risultato che ci incoraggia a continuare su questa strada ora che si apre la seconda fase».

Il convegno

L’annuncio del contributo della Fondazione è stato dato dalla vicepresidente Mariella Enoc (accanto a Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana per riceverlo simbolicamente) al termine del convegno “Che razza di crisi! Italiani e migranti uniti nel lavoro”, organizzato questa mattina nella sede di Confcommercio a Milano dal Servizio per la Pastorale sociale e il Lavoro, in collaborazione con la Pastorale dei Migranti, alla vigilia della Giornata diocesana della solidarietà.

Il convegno è stato introdotto da don Giancarlo Quadri, responsabile della Pastorale dei Migranti, che ha ricordato come «ormai l’immigrazione è sempre più un fenomeno di famiglie, il che accomuna italiani e immigrati sul tema del lavoro». Anche il fatto dell’innalzamento a un anno del periodo di validità del permesso di soggiorno per disoccupazione da parte della legge italiana nel 2012 è una spia delle similitudini fra situazioni. «Il lavoro dei quasi 6 milioni di immigrati regolari in ambito domestico, infermieristico e agricolo è da tempo imprescindibile», ha aggiunto Quadri, «e il non guardare a etnie o appartenenze non è un pio desiderio su dinamiche religiose bensì un obbligo sociale».

A seguire, le relazioni di don Walter Magnoni, responsabile del Servizio per la Pastorale sociale e il Lavoro (“Tra stereotipi e cruda realtà: una riflessione dal respiro pastorale”) e di Aldo Bonomi, direttore dell’Istituto di ricerca A.A.S.TER (“Legami sociali a più colori e mondo del lavoro: una lettura sociologica”) hanno approfondito la questione. Magnoni ha messo in guardia da stereotipi non veri, che però ancora condizionano il vissuto (che gli immigrati “rubino il posto” agli italiani, così come “ormai certi lavori li fanno solo gli stranieri”, che la Chiesa e le istituzioni aiutino soltanto gli stranieri, e che sia gli italiani che gli immigrati non vivano situazioni differenti sul lavoro…), oltre ad anticipare i risultati di una ricerca per la rivista “Mondi Migranti” diretta da Maurizio Ambrosini dell’Università degli Studi di Milano, ha citato il dato UnionCamere di 400 mila imprenditori in Italia nati all’estero e ha proposto un laboratorio di “convivialità delle differenze”, concludendo con una bella preghiera per le povertà di oggi sullo stile del Padre Nostro.

Bonomi ha poi ribadito che «questa crisi non è un passaggio ma una profonda metamorfosi» e che le cose non torneranno più come prima in molti aspetti, compreso «il riapparire di lavori servili e di rapporti non troppo dissimili da quelli feudali». Inoltre «lo spaesamento e la dissoluzione dei legami tradizionali nel lavoro ha fatto dell’immigrato il capro espiatorio, ma va anzitutto impostata una pastorale del noi, più che del loro». Occorre infatti «superare il rancore che ancora permane, riattivare comunità di cura tra le componenti della società, sviluppare operosità nei processi reali».

Dopo le testimonianze dei lavoratori della cooperativa Lares 2012 (dopo tre anni di lotta a Paderno Dugnano, coinvolgendo il territorio) e di una migrante (la pedagogista peruviana Carmen Sanchez, sposata con tre figli a Felix Alberto Juarez, tra i nuovi diaconi permanenti ambrosiani ordinati lo scorso 29 settembre), una tavola rotonda coordinata da Fulvio Colombo ha riunito rappresentanti delle imprese, del sindacato CISL e delle ACLI in un breve confronto sulle modalità di sostegno al mercato del lavoro in una società già di fatto multietnica.

Nel rinnovare l’appello a una maggior resposnabilità diffusa («capire cioè che il rischio dell’altro mi riguarda»), il vicario episcopale monsignor Luca Bressan ha infine dato la parola a Mariella Enoc per l’annuncio del contributo della Fondazione Cariplo al Fondo Famiglia Lavoro. Per citare ancora il presidente Guzzetti, «I veri problemi – o meglio: i veri “temi” – per l’Italia sono due: un tasso di disoccupazione insostenibile, soprattutto per i giovani, e la povertà dilagante. È da questo angolo di osservazione su quanto sta accadendo nel panorama economico che va guardato il futuro».

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