In Santo Stefano la tradizionale processione che è manifestazione di fede popolare. Attese circa 6/7 mila persone, provenienti da tutto il Nord Italia

di Cristina CONTI

Si terrà domenica 28 ottobre, alle 11, presso la chiesa di Santo Stefano a Milano, la celebrazione della festa peruviana del Señor de Los Milagros. Una forma di devozione che, grazie alla migrazione, si è ormai diffusa anche nel nostro Paese. Milano è una delle città italiane col più alto numero di immigrati latino-americani e dunque ogni anno qui si svolge una festa che coinvolge anche molti italiani.

La festa prende nome dal dipinto di uno schiavo sul muro di una casa di Lima. Nonostante i cataclismi e le distruzioni che hanno coinvolto la città nel corso dei secoli, la raffigurazione è sopravvissuta fino ai nostri giorni, miracolosamente intatta. Tantissimi sono i pellegrini che si recano periodicamente nella città a renderle omaggio. «È sicuramente un’opera molto importante, perché mette i cristiani davanti ai misteri fondamentali della loro fede: qui sono infatti raffigurati Dio Padre, la Colomba che rappresenta lo Spirito Santo e Cristo in Croce. Un modo, dunque, per aiutare i fedeli a riflettere sul loro credo e a pregare», spiega don Giancarlo Quadri, responsabile della Pastorale dei Migranti diocesana. Nel 1600, attorno al dipinto è nata anche una confraternità, che in America Latina ha una grandissima importanza. Tanto che in Perù l’appartenenza a essa viene considerata fondamentale per chi aspira a un futuro in politica.

La festa si svolge a Milano dal 1996 (la prima processione è stata in via Copernico, prima sede della Comunità dei Migranti) e nel 2006 – in occasione del decimo anniversario della sua celebrazione in Italia – vi hanno partecipato 15 mila persone. «Nel corso degli anni, poi, sono stati diversi i quartieri cittadini da cui è partita la cerimonia: piazza del Cannone, il Seminario Arcivescovile di corso Venezia e la stessa chiesa di Santo Stefano», precisa don Quadri. L’anno prossimo la partenza sarà dal Duomo.

Quest’anno, dopo la Santa Messa, i confratelli faranno una domanda di perdono davanti all’immagine e si abbracceranno: un gesto di umiltà, riconciliazione e unità su invito del cardinale Angelo Scola, per appianare ogni possibile conflittualità interna alla Confraternita, che dal 2008 è diventata diocesana.

Durante la processione, molto lenta, l’immagine verrà trasportata da una portantina (Anda) sostenuta da 24 uomini. I bambini riceveranno una benedizione particolare. «È davvero bello vedere la grande devozione che non solo immigrati dell’America Latina, ma anche molti italiani hanno sviluppato nel corso degli anni nei confronti di questa immagine – commenta Don Quadri -. Mi capita spesso di vedere peruviani che piangono quando vengono a pregare davanti a essa in Santo Stefano. Certo, talvolta la devozione si spinge anche un po’ troppo in là, con il pressante bisogno di toccare l’immagine. Ma rappresenta comunque un segno di unità».

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