Per la dedicazione arriva il Cardinale, che celebra la Messa alle 10 e incontra una comunità con tante tradizioni, ma anche un volto giovane: l’oratorio è molto frequentato. Presenta le varie iniziative il parroco don Giuseppe Marelli

di Cristina CONTI

Don Giuseppe Marelli

Domenica 17 maggio il cardinale Angelo Scola si reca a Concorezzo (Monza Brianza) per la dedicazione dell’altare della chiesa dei Santi Cosma e Damiano (via De Capitani 35). Alle 10 l’Arcivescovo celebrerà la Santa Messa. Abbiamo chiesto al parroco don Giuseppe Marelli di presentarci le caratteristiche della sua comunità. «L’Arcivescovo viene per la dedicazione del nuovo altare – introduce -. Avevamo infatti necessità di far sistemare il presbiterio, collocando l’altare e l’ambone in una sede definitiva. Al centro c’è la figura del Pellicano che rappresenta Gesù che dona la vita per il suo popolo. Il cardinale Scola arriverà prima delle 10, poi seguirà la Messa con la dedicazione dell’altare e il saluto alla Comunità pastorale. È una visita breve, ma intensa, e soprattutto attesa: il Cardinale viene qui per la prima volta».

Come siete organizzati dal punto di vista pastorale?
Siamo solo una parrocchia, ma siamo circondati da Comunità pastorali grandi e di rito romano (Villasanta, Monza, Brugherio, Agrate e Vimercate). Siamo più di 15 mila abitanti: una bella comunità parrocchiale, insomma, vivace e ricca di tradizione».

I giovani frequentano assiduamente?
Sì. Abbiamo un oratorio valido, forte, amato e di lunga tradizione. Certo qui ci sono tutte le difficoltà che oggi comporta la pastorale giovanile, ma i ragazzi si sentono. Frequentano tutti anche la catechesi per i sacramenti, l’oratorio estivo «esplode» letteralmente. In estate ci sono più di 700 ragazzi iscritti, adulti che propongono laboratori al mattino, un’esperienza che dura cinque settimane. Alle medie il numero di ragazzi che partecipa è più basso, ma ugualmente buono. Anche per la professione di fede in terza media sono in tanti. In particolare per prepararsi a questo momento organizziamo un pellegrinaggio ad Assisi per i ragazzi di seconda media e a Roma per la terza. I gruppi di adolescenti che frequentano i cinque anni delle superiori sono di circa 20 persone per anno; quindi, messi insieme, ci permettono di arrivare a più di 100. Altrettanto significativa è l’esperienza del teatro, che coinvolge più di un centinaio di persone in tutte le sue componenti, dalla gestione dell’amplificazione all’attrezzatura del palco, alla programmazione degli spettacoli e così via. La sala della comunità conta 900 posti e la gestiamo grazie a questo volontariato.

La crisi si è sentita molto sul vostro territorio?
Nei primi anni, dal 2008, sembrava che si potesse affrontare bene. Da tre anni si avverte anche all’interno della comunità parrocchiale. Certo, le persone più radicate sul territorio, che hanno una buona rete parentale, riescono a vivere anche questi problemi con maggiore serenità. Gli immigrati e chi arriva da fuori hanno invece maggiori difficoltà. Veniamo a sapere di persone in situazioni di bisogno soprattutto attraverso la Caritas: i disagi maggiori riguardano gli sfratti, la casa e la disoccupazione. La nostra Caritas è molto attiva, partecipata e sentita dalla comunità parrocchiale, anche se costa fatica. Ha un centro d’ascolto per chi ha bisogno di aiuto, che apre settimanalmente e prevede anche contatti telefonici. Il Banco Alimentare è aperto più volte alla settimana e prevede una tesserina per ritirare pacchi di alimenti o accedere al servizio guardaroba. La Caritas, inoltre, propone alla parrocchia un programma di accompagnamento per le persone in difficoltà (oggi sono circa 40) e viene sostenuta nelle sue attività da persone che danno contributi mensili.

Anziani: com’è la situazione?
Le persone che appartengono a questa fascia d’età vengono aiutate dall’Unitalsi, molto radicata nel nostro territorio e vicina anche ai malati, e dai ministri straordinari dell’Eucaristia, che informano anche sulle situazioni di particolare disagio. Ci sono poi iniziative particolari dell’oratorio, come quella che prevede che alcuni ragazzi, in gruppetti di tre o quattro accompagnati da adulti, portino un ramoscello d’ulivo agli anziani prima di Pasqua.

Di immigrati ce ne sono molti?
Secondo i dati sono il 10% della popolazione, circa 1.500. C’è poi un sommerso che ci sfugge. La nazionalità più presente è quella marocchina: seguono i Paesi nordafricani in generale, sudamericani, albanesi e badanti rumene e ucraine.

 

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