Testimonianze raccolte tra le famiglie ospiti nelle parrocchie e le comunità che si sono sentite più unite nel segno dell’accoglienza. Tutta la soddisfazione di aver vissuto a fondo quel senso di comunione che deve essere presente nella Chiesa

di Cristina CONTI

Pellegrini giunti da lontano per incontrare il Papa. Per l’emozione di vederlo dal vivo, di sentire le sue parole, di accogliere per primi il suo messaggio. Nella parrocchia di San Francesco d’Assisi al Foppolino, per esempio, sono arrivati anche dalle isole Galapagos. «Erano quindici persone più il parroco e sono venuti dall’Isola di San Cristobal. E per arrivare a Milano il martedì mattina, in tempo con l’inizio del Congresso teologico pastorale, sono partiti la domenica», racconta Gianluigi Ghezzi, responsabile organizzativo locale. Hanno cambiato cinque volte l’aereo, affrontato cambi di fuso orario, ma nonostante la stanchezza sono stati sempre presenti, sia agli incontri che si sono svolti in mattinata, durante la settimana, sia ai momenti di sabato e domenica insieme al Pontefice.

Un vero e proprio tour de force. «I motivi per cui hanno voluto partecipare sono stati tre. Innanzitutto volevano sentir parlare della famiglia, perché sul territorio, da quando è iniziato il turismo, le giovani generazioni iniziano a confrontarsi con la crisi del matrimonio. Volevano poi vedere il Papa. E anche visitare un mondo diverso dal loro», spiega Ghezzi.

Un’occasione unica per confrontarsi con la vita occidentale: per fare shopping, scoprire una routine frenetica e caotica. Tanto lontana dalla loro. «La difficoltà più grossa che abbiamo incontrato è stata fargli rispettare gli orari. Spesso poi si perdevano tra i negozi o rimanevano a lungo a guardare le vetrine. Erano affascinati», aggiunge. Avevano portato anche un regalo per il Papa, un tronco di legno intagliato con gli animali tipici delle loro isole. Volevano consegnarglielo di persona, ma non ci sono riusciti. E adesso verrà dato in dono a monsignor Erminio De Scalzi.

Ma c’è anche qualcuno che ha potuto vedere il Papa da molto vicino. A Cormano è stata ospitata una famiglia che ha reso la sua testimonianza davanti al Papa proprio durante la Festa di sabato sera. «In quel momento tutti ci sentivamo sul palco insieme a loro. È stato davvero emozionante», racconta Claudia Berrettini, responsabile organizzativa locale. A poca distanza da dove si è svolto l’evento gli abitanti di Cormano hanno avuto la possibilità di vivere un’esperienza davvero unica e i ringraziamenti continuano ad arrivare da tutto il mondo. 250 pellegrini ospitati, 64 famiglie coinvolte, 500 le persone che hanno avuto ospitalità in strutture parrocchiali: numeri che danno l’idea della grande partecipazione del territorio. «È stata un’esperienza molto bella e molti avrebbero voluto che durasse per più giorni. Nella nostra comunità abbiamo vissuto molti cambiamenti in questi anni. Sono state accorpate tre parrocchie. L’Incontro mondiale delle Famiglie è stato un modo per aiutarci a vivere più a fondo il senso di comunione, che deve essere sempre presente nella nostra Comunità come in tutta la Chiesa», ha precisato.

Per seguire l’evento si sono creati anche gemellaggi all’interno della diocesi. Come la parrocchia di Premana, in Valsassina, che è stata ospitata a Cinisello, dove oggi si trova il loro coadiutore. «Abbiamo chiesto ospitalità perché eravamo la comunità più lontana della diocesi», spiega il parroco don Mauro Ghislanzoni. Il 10 per cento dei parrocchiani è venuto a Milano, in prevalenza in pullman, in quattro sono venuti in bicicletta da Lecco, mentre qualcuno è rimasto a dormire da parenti che risiedono nel capoluogo lombardo. «I momenti a cui abbiamo partecipato sono stati la Veglia e l’incontro con i cresimandi allo stadio di San Siro, che ha coinvolto alcuni dei nostri adolescenti», aggiunge don Mauro. Momenti emozionanti, in cui si è potuto toccare con mano cos’è davvero la famiglia. Ma anche un modo per conoscere meglio il Papa. «Le cose che hanno colpito di più è stata sicuramente la disponibilità del Pontefice ad accogliere le domande più svariate e la sua spontaneità nel dare le risposte: a braccio, con esempi molto semplici. È stato un modo insomma per sentirlo più vicino», commenta.

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