I social network al centro del tradizionale appuntamento formativo in Valsassina. Nutrita la partecipazione: un centinaio di persone tra cui genitori, nonni, sacerdoti che accompagnano famiglie, operatori pastorali ed esperti dell'educazione

giovani e computer

Si è svolto sabato 25 luglio a Barzio, presso il Centro Parrocchiale S. Alessandro, l’VIII convegno sulla famiglia. Il tema – “Meraviglie, orchi e fantasmi: famiglia e social-network” – particolarmente attuale, ha richiamato oltre un centinaio di persone, tra studiosi, religiosi, autorità locali e civili, oltre a genitori, nonni, sacerdoti che accompagnano famiglie, operatori pastorali ed esperti dell’educazione.

Ha introdotto i lavori don Enrico Parolari, sacerdote psicoterapeuta del Seminario arcivescovile di Milano: «Con la nascita di internet, e in modo ancora più specifico a partire dai primi anni del nuovo millennio con l’avvento del web 2.0, si è iniziato a parlare di comunicazione virtuale, facendo riferimento a tutto quel flusso di informazioni e relazioni che i new media hanno reso fruibile in tempo reale in ogni parte del mondo. Di per sé il cosiddetto virtuale amplifica in maniera smisurata il potenziale di virtualità già presente nell’immaginazione umana, aiutando le persone ad affrontare le realtà più difficili, ma spesso anche a sostituirla con veri e propri deliri, isolandosi dalle relazioni reali. Non si possono vivere le relazioni familiari ed educare senza una consapevolezza di questo mondo virtuale così promettente, ma anche ingannevole e pericoloso».

Rossella Semplici, psicologa clinica, ha evidenziato le affinità tra mondo virtuale e mondo reale: entrambi presentano opportunità e rischi. La rete può essere un ambiente che contribuisce alla formazione dell’identità personale, a tessere relazioni a partecipazioni diverse, a raccogliere informazioni e ampliare le conoscenze; può anche essere un ambiente in cui perdersi, chiudersi, immobilizzarsi nella superficialità e scivolare persino nella patologia. Come non possiamo mettere i nostri bambini sotto campane di vetro per difenderli dai pericoli della vita, così non esistono filtri in grado di proteggerli completamente quando navigano nel web. Gli adulti devono estendere il loro ruolo educativo diventando anche “educatori digitali”, confrontandosi con gli altri, creando una rete educativa in grado di elaborare delle linee guida.

Secondo Bassi e Zamburlin, psicologi della coppia, l’insoddisfazione presente in molte coppie può sfociare nell’abuso dei social network. L’antidoto è un buon rapporto di coppia che si fonda su 5 fattori fra loro interdipendenti: la comunicazione fra uomo e donna caratterizzata dal parlare, dall’ascoltare e dal rispondere; i sentimenti (la razionalità, la tecnologia e l’economia vanno subordinati all’affettività e alla spiritualità); la sessualità (desiderare ed essere desiderati sono segni d’amore); l’intimità, ossia la realizzazione di un rapporto di scambio paritario di sentimenti e di sessualità; la spiritualità che si nutre di fede, fiducia e fedeltà ci riporta all’origine di esse, ovvero all’amore.

Lo psichiatra Quirino Quisi e lo psicoterapeuta Maurizio Rampazzo si sono occupati del rapporto che i nonni hanno con le nuove tecnologie e internet. Dai dati riportati emerge un incremento significativo dell’uso di entrambi da parte della popolazione anziana. Tra i fattori favorenti sono stati segnalati: una certa disponibilità economica, un buon bagaglio culturale, la curiositas e infine averle già utilizzate prima del pensionamento. Alcuni studi hanno evidenziato che connettersi a Internet in modo adeguato diminuisce negli anziani la probabilità di ammalarsi di depressione del 30%. Questo strumento non deve sostituire il rapporto diretto, ma può aiutare a mantenere i rapporti con familiari, con amici e a sentirsi meno soli. Infine, ha un effetto benefico sulla memoria.

Laura Maninchedda, psicologa e psicoterapeuta, ha sottolineato che la diffusione del digitale amplifica, dilata e rafforza gli aspetti della società liquido-moderna, lasciando credere che ogni cosa sia facilmente a portata di mano, oltre a favorire pericolose semplificazioni. È sempre più difficile, ma non impossibile, maturare un’autonomia di giudizio, basata su una salda consapevolezza di sé, del valore e della responsabilità di essere uomo tra gli uomini, di sentire il bisogno di dare un senso positivo alla vita per sé e per gli altri, di costruire attivamente dei percorsi corrispondenti alle proprie aspirazioni profonde.

Per la teologa e psicologa Adele Colombo abbiamo «figure bibliche che nell’intimità virtuale e reale della relazione con Dio, offrono a noi le coordinate dell’evoluzione umana e divina. Ad esempio, Dio apparve la prima volta a Mosè in forma mediata, ovvero sul monte Oreb gli apparve l’angelo del Signore in una fiamma di fuoco in mezzo ad un roveto ardente, che ardeva nel fuoco ma non si consumava. Inoltre Dio, dopo aver stabilito la Pasqua come giorno memoriale dalla liberazione dalla schiavitù egiziana, apparve a Mosè in una densa nube e con lui e con il popolo stabilì i termini dell’alleanza».

Francesco Cutino, psicologo e psicoterapeuta dell’Associazione Aippc, ha concluso il convegno sottolineando che l’evoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale è talmente rapida da non permettere di ipotizzare alcuno scenario. Per poter mantenere la supremazia l’uomo deve tutelare la propria natura e dignità e restare in connessione con gli altri. Il dibattito che è seguito ha arricchito le diverse tematiche affrontate, sottolineandone alcuni aspetti, quali le dinamiche che si verificano nelle piazze virtuali e la conseguente necessità di elaborare un’etica del virtuale e un governo di tale mondo. Notevole è risultata l’importanza di mantenere vivo il dialogo, ma soprattutto l’utilità di rifuggire gli estremi: condannare senza appello le nuove tecnologie e il web oppure credere che da essi possa dipendere la soluzione di alcuni problemi dell’umanità?

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