Redazione

Nel Direttorio di pastorale familiare per la chiesa in Italia “Annunciare, celebrare, servire il vangelo della famiglia” (pubblicato il 25 luglio del 1993) nell’ultimo Capitolo (VIII – n. 256) a proposito degli Operatori della pastorale familiare èmenzionato il prezioso apporto dei diaconi coniugati per l’esercizio del loro ministero "con le famiglie e per le famiglie". Per il resto vengono estese per analogia le considerazioni sulla "multiforme responsabilità dei presbiteri", che si estende non solo ai problemi morali e liturgici, ma anche a quelli di carattere persona le sociale della vita coniugale e familiare (cfr. n. 255).

Quindi il rinnovamento della Chiesa e della pastorale di cui il diaconato è chiamato ad essere fattore, espressione, comincia dalla famiglia. È la "famiglia che si fa chiesa", aprendosi ad altre famiglie; è "la chiesa che si fa famiglia", recuperando la sua dimensione elementare e "domestica", e aprendosi all’evangelizzazione nell’ambito dei rapporti interpersonali autentici. È un settore della vita della comunità cristiana, nel quale può esplicarsi in forme nuove il ministero diaconale.

Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica Familiaris Consortio (n. 73) ha indicato nei diaconi, dopo i presbiteri, i più vicini collaboratori dei vescovi nella pastorale familiare, aggiungendo che il "sacerdote, come il diacono, deve comportarsi costantemente, nei riguardi delle famiglie come padre, fratello, pastore e maestro …".

Le Premesse alla I^ Editio Tipica italiana (1979) del Rituale su l’Ordinazione dei Vescovi, dei Presbiteri e dei diaconi, delineavano con chiarezza e profondità questo aspetto ministeriale dei diaconi che a motivo della comune chiamata al servizio sono speciale espressione di tale vocazione, come ministri della carità, come segno della dimensione domestica della chiesa (espressione che è scomparsa nella II^ edizione del 92) e testimoni e promotori del "senso comunitario e dello spirito familiare del popolo di Dio".

Tra i diversi impegni viene messo al primo posto l’annuncio del Vangelo, perchè esso raggiunga ogni persona nel suo ambiente naturale di vita, tenendo conto soprattutto dell’evangelizzazione dei lontani e della guida delle varie comunità domestiche.

Analizzando questo testo e tenendo presente le varie esperienze si può distinguere una duplice prospettiva pastorale che tenga conto di due fattori:

la famiglia del diacono deve essere esemplare nel senso di cui parla Paolo rivolgendosi ai vescovi (1Tm 3,5): "guidino bene i loro figli e le loro famiglie" perchè "se uno non sa dirigere bene la propria famiglia, come potrà avere cura della chiesa di Dio?" la pastorale familiare deve avere nel diacono un ministro ordinato che opera dal di dentro
Su questi due fattori si sviluppa una prospettiva nuova della dimensione familiare della pastorale. Quindi questa nuova attenzione ecclesiale deve spingere le famiglie, soprattutto quelle dei diaconi, a cercare forme di aggregazione in cui vivere insieme la grazia del matrimonio cristiano e la loro vocazione ad essere diaconi nella "chiesa domestica", in un clima di amicizia, di comunione ecclesiale, di reciproco aiuto, di comune ricerca e preghiera, fino ad assumersi responsabilità apostoliche di servizio nella propria chiesa locale e nel proprio ambiente.

In questa prospettiva "importante è – come ha detto sempre Giovanni Paolo II ai diaconi degli Stati Uniti (Detroit, 19/9/87) – il contributo che un diacono sposato offre alla trasformazione della vita familiare. Lui e sua moglie, essendo entrati in una comunione di vita, sono chiamati ad aiutarsi e a servirsi l’un l’altro (cfr. G.S. 48). La loro collaborazione e unità è così intima nel sacramento del matrimonio, che la chiesa chiede il debito consenso della moglie prima che il marito possa essere ordinato diacono. L’arricchimento e l’approfondimento dell’amore sacrificale e reciproco tra marito e moglie costituisce forse il più significativo coinvolgimento della moglie del diacono nel ministero pubblico del proprio marito nella chiesa. Soprattutto oggi – continua il Papa – "questo non è un servizio da poco". Importante e’ la sottolineatura della possibilità da parte del diacono di armonizzare "gli obblighi della famiglia, del lavoro e del ministero nel servizio della missione della chiesa".

Il Papa conclude dicendo che "i diaconi e le loro mogli e figli possono essere di grande incoraggiamento per tutti coloro che sono impegnati a promuovere la vita familiare". Per l’attuazione di questo progetto pastorale che tende a rigenerare la comunità cristiana partendo dalla famiglia, la missione del diacono può essere determinante perché, a mio avviso, la funzione di rinnovamento del diaconato è congiunta al recupero della dimensione domestica della Chiesa.

Che dire in conclusione? Diacono sposato e sposa del diacono, vita familiare del diacono: non c’è su questa realtà una tradizione recente nella chiesa latina. Manca una riflessione teologica sistematica che come ogni indagine teologica deve partire dal vissuto. Proprio per questo si devono fare carico soprattutto i diaconi sposati, i quali hanno una grossa responsabilità: costruire una tradizione che servirà poi da punto di riferimento. Quando si prende a carico un progetto di Dio, c’è una regola che non è solo del diacono sposato: Dio sa dove lo conduce. Egli ci promette che il nostro ministero diaconale darà frutto se facciamo la sua volontà, ma noi non vediamo il cammino. Dobbiamo scoprirlo ogni giorno. Ci è domandato un atto di fede, non cieco e passivo, ma un atto di fede cosciente e suscitatore di energie, poiché si fonda su una promessa che ci è data dal Signore Risorto.

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