Nella Giornata di Lavori dedicata alla riflessione dei Tavoli tematici e alla presentazione di progetti per il dopo Expo, si è riflettuto su quanto l'Esposizione lascia e va valorizzato

di Annamaria BRACCINI

expo 2015

Una Giornata di Lavori che segna l’avvio di un processo di identificazione dell’agenda o, meglio, delle agende del dopo-Expo e della sua eredità. 
Nell’Auditorium del sito espositivo gremito dove, per l’occasione, trovano posto i ventisei Tavoli di confronto su altrettanti temi diversi, ma tutti legati al cibo e alla lotta alla fame, giungono ministri, esperti, i vertici di Expo, esponenti della società civile e delle Comunità religiose. 
Quattro le aree tematiche che vengono trattate, il diritto, la cooperazione, la sostenibilità e la conoscenza. Anche la Diocesi è presente con il vicario episcopale e presidente Caritas ambrosiana monsignor Bressan, il vicedirettore, Gualzetti, rappresentanti della stessa Caritas e di realtà legate al mondo del volontariato. 
La Sessione della mattina (i Lavori terminano a pomeriggio inoltrato) è aperta da Salavatore Veca curatore dell’elaborazione del “Carta di Milano”, il documento di impegni che è la preziosa eredità culturale di Expo. “Carta”, già firmata da oltre un milione di persone, tra cui ottantatré rappresentanti di Istituzioni ai massimi livelli mondiali e che proprio nel sito espositivo, venerdì 16 ottobre, verrà consegnata dal presidente Matarella al segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. 
«Ciò che emerge dalla discussione dei Tavoli darà contenuto definitivo alla Legacy di Expo 2015 e sarà una base credibile per i distinti progetti che verranno proposti secondo tre tipologie: una sui saperi, una sul saper fare e una sul fare, dunque, sulla scienza, tecnologia ed educazione», spiega Veca. La “Carta di Milano” è stata l’esito di un processo condiviso di sensibilizzazione, di consapevolezza e di cultura. Molti di noi hanno consegnato la propria  tessera per il grande mosaico di Expo e di questo siamo orgogliosi. Oggi lavoriamo perché la “Carta” trovi il suo naturale sviluppo inserendo il diritto al cibo come diritto fondamentale e come asse normativo dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo prendere consapevolezza delle sfide esigenti proposte dai molti volti della sostenibilità, dal punto di vista sociale, politico, alimentare e umano in senso ampio. 
«È da qui che parte la consapevolezza che l’Italia ha una responsabilità che va molto al di là di Expo, coinvolgendo una “diplomazia” dell’agricoltura mondiale capace di promuovere la sostenibilità», ragiona, da parte sua, Maurizio Martina, ministro alle Politiche agricole con Delega a Expo, che ricorda il valore del cammino fatto dal 7 febbraio, quando presso l’HangarBicocca venne convocato il primo Expo delle Idee, affollatissimo come quest’ultima tappa finale. 
Mentre sul grande schermo dell’Auditorium scorrono le immagini in tempo reale della massa enorme di gente che cammina nel Decumano, si alternano le testimonianze accomunate dall’appello a non «lasciare cadere i grandi valori che sono la vera eredità dell’Esposizione e che potranno portare, già tra qualche settimana,un contributo importante alla ventunesima Conferenza sul Clima di Parigi». 
«Più che soddisfatto per un progetto che parte dalla nostra città, ma che è arrivato in tutto il mondo» si dice il sindaco Pisapia, che ricorda come Milano abbia superato New York per numero di consoli e il 35 per cento in più di turisti arrivati negli ultimi tre mesi».
E, in conclusione, si ricorda anche il “Refettorio ambrosiano” come esempio virtuoso e concretizzazione degli auspici migliori nati con la grande occasione dell’Esposizione. 
Parla, dal palco, Luciano Gualzetti, che racconta dell’impegno dei grandi cuochi, della bellezza anche artistica del “Refettorio”, ma sopratutto «delle quindici tonnellate di eccedenze alimentari con cui si è dato da mangiare tutte le sere a un centinaio di persone in difficoltà, ma anche ad anziani e a gente del quartiere».
«I temi dell’iniquità e dello spreco ci spingono a una sensibilizzazione a favore dei piccoli agricoltori del mondo e al diritto all’alimentazione. Lo stiamo già facendo e continueremo a farlo con il lavoro della rete Caritas a livello internazionale». 

 

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