Il Libro biblico dedicato alla regina che salvò i Giudei dai Persiani al centro del dibattito tra Miriam Camerini e Daniela Di Carlo, all’Ambrosianeum, per la Giornata del Dialogo ebraico-cristiano

di Annamaria BRACCINI

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Un messaggio, insieme, di forza e di speranza, di liberazione e di coraggio, di fede indomita declinata al femminile. Nel Libro biblico che prende il nome da Ester – secondo il Talmud, la regina di stirpe davidica che libera il suo popolo e la cui vicenda è ricordata anche oggi nella festa annuale di Purim -, c’è tutto questo. Ed è quindi molto significativo che proprio il Libro di Ester sia stato scelto come riferimento del Sussidio per la XXX Giornata del Dialogo ebraico-cristiano (17 gennaio, vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani). Ancor più rilevante, poi, che il Consiglio delle Chiese cristiane di Milano promuova in città, martedì 15 gennaio, alle 18.30, presso la Fondazione Ambrosianeum (via delle Ore 3), un dialogo animato da due teologhe: Miriam Camerini (Regista teatrale e studiosa di ebraismo) e Daniela Di Carlo (prima pastora donna titolare della Chiesa valdese di Milano). È lei che sottolinea: «Certamente l’immagine di donna di Ester ha condizionato anche la scelta al “femminile” che abbiamo operato. All’inizio si era pensato di chiedere una riflessione a una teologa come Miriam Camerini. Tuttavia, ragionando sulla figura di Ester quale liberatrice, ci è parso che ella fosse un ottimo esempio di come anche le donne siano al servizio della storia che Dio ha con l’intera umanità. E dunque porre a confronto due donne e vedere il rispettivo punto di vista su questo tema ci è sembrata una scelta indicativa».

Che tipo di persona è Ester?
Una donna incredibile, anche se devo dire che nel Libro non c’è solo lei, ma anche Vasti, la prima regina, che si rifiuta di fare ciò che normalmente si riteneva dovesse fare una donna con il re, e per questo viene sostituita da Ester. Una regina, lei, che non diventa il trofeo di un re per la sua bellezza o per il suo carattere, ma una donna che riesce a tessere una rete di relazioni per salvare il popolo dei Giudei dai Persiani. Così salva tutti in maniera sorprendente. Insomma, una figura libera e forte.

Cosa può insegnare, oggi, la vicenda tratta dal Libro di Ester?
Ancora una volta sarà chiaro che le storie delle religioni, anche di quella cristiana, hanno spesso dimenticato il contributo delle donne all’interno della storia della salvezza, così come ci è raccontata nell’Antico Testamento e come, poi, si è sviluppata nel Nuovo. Al contrario, appunto figure come queste ci dicono che, fin dall’inizio, le donne hanno avuto un ruolo determinante. Le donne, come gli uomini, sono lo specchio di Dio; le donne, come gli uomini, possono raccontare la storia della salvezza.

Chiamare due donne a confrontarsi per celebrare la Giornata ebraico-cristiana è un’esperienza inedita?
Per la mia esperienza, finora a Milano ho visto che di norma venivano chiamati a dialogare teologi uomini, di preferenza uno cattolico e uno in rappresentanza del mondo, della religione o di matrice ebraica. Quest’anno, appena festeggiato il ventesimo anniversario del Consiglio delle Chiese di Milano, abbiamo pensato che fosse importante far emergere anche le altre confessioni. All’interno di questo dialogo con l’ebraismo, il soggetto non è infatti solo rappresentato dalla Chiesa cattolica, ma anche da quella protestante e da quella ortodossa. C’è un mondo molto ricco all’interno del Consiglio delle Chiese che, speriamo, possa emergere nelle iniziative che proponiamo e proporremo.

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