Le parole di monsignor Franco Giulio Brambilla alla Giornata di studio promossa dalla Consulta Regionale ecclesiale per la scuola guardando a Family 2012

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Franco Giulio Brambilla

L’importanza fondamentale dell’azione educativa nella scuola e il suo rapporto con la famiglia. Quest’anno la Giornata di studio promossa dalla Consulta Regionale ecclesiale per la scuola della Regione Lombardia si è occupata – e non poteva essere altrimenti in preparazione a Family 2012 – de “La famiglia tra lavoro e festa: quale impegno per la scuola”.

Nel decennio dedicato dalla Cei a “Educare alla vita buona del Vangelo” e nel XXX anniversario della Marcia delle Scuole cattoliche “Andemm al Domm”, la questione è stata approfondita da più voci e punti di vista. Aperta dal saluto di monsignor Luigi Stucchi, vescovo delegato della Conferenza Episcopale Lombarda per la scuola e l’Irc, la mattinata di studio ha visto anche un appassionato intervento iniziale del direttore dell’Ufficio Scolastico regionale per la Lombardia Giuseppe Colosio. «Occorre mostrare l’importanza del sistema lombardo dell’istruzione: sistema che è grande e integrato», ha sottolineato, indicando quelli che ha definito “due pensieri forti”. «Il primo è sicuramente l’idea del primato educativo della famiglia da recuperare nel suo senso pieno, attraverso il nesso forte – e questo è il secondo “punto” – tra comunicazione, educazione, istruzione. Così il sistema educativo può divenire un vero volano di sviluppo e crescita della società, realtà le cui potenzialità ci sfuggono ampiamente oggi». Perché se non si arriva a tale consapevolezza – suggerisce ancora Colosio, che sottolinea anche la totale disponibilità della scuola lombarda a sostenere il VII Incontro Mondiale – «rischiamo di trasformare la galassia scolastica in un grande “asilo permanente”».

Parole alle quali è seguita l’attesa relazione centrale di monsignor Franco Giulio Brambilla, chiamato in causa non solo come co-presidente del Comitato teologico del VII Incontro Mondiale delle Famiglie e a breve vescovo di Novara, ma anche per la sua conoscenza e accompagnamento, sul campo, di famiglie specie con bimbi portatori di handicap e di disagio. «È diventata ormai una vulgata assai diffusa che, per la prima volta, il tema dell’Incontro mondiale sia di genere extraecclesiale, proprio perché si amplia ad ambiti della vita che riguardano tutti: il lavoro e la festa», ha spiegato Brambilla, aggiungendo poi: «Tuttavia bisogna ammettere che attualmente i nuclei familiari fanno molta fatica a vivere lo spazio sociale, perché spesso prevale l’immagine di una società che è insieme di individui e non autentica comunità». E, invece, il lavoro è appunto questo “abitare il mondo” e la festa – che non è il “tempo libero” o il week-end – è saper «valutare il tempo umano» come persone complete.

«Voi educatori – ha continuato il Vescovo rivolgendosi direttamente ai partecipanti al Convegno – siete le persone più importanti del mondo perché l’educazione è il cardine su cui si muove tutto questo universo: gli affetti, il mondo, il tempo. Il problema è, però, come legare queste dimensioni». E, ancora, «Tutti i concetti che insegniamo nelle scuole non servono se non si radicano nel terreno nutriente dell’esperienza del vivere. Questa primaria esperienza si impara nella “casa natale” che crea gli affetti».

Ma il pericolo esiste, ammette in conclusione Brambilla, ed è quello di un “eccesso” di affetti autoreferenziali all’interno del piccolo nucleo familiare singolo, costituito da padre-madre-figlio, magari unico. «È l’immagine, sempre più tipica, di una famiglia che oggi si può definire metaforicamente “appartata”, che infatti vive in appartamento, chiusa nei propri affetti, per cui il ragazzo rimane un “puer aeternus”. Nascono in questo orizzonte tante delle difficoltà della nostra società, non ultimo il fatto che famiglia e scuola non sono più alleati o così vengono percepiti».

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