In vista della Giornata per la Vita la testimonianza del presidente della Fondazione Camen. Veglie sul territorio e sabato 4 convegno Anania a Cesano Boscone

di Riccardo PICCOLO
Presidente Fondazione Camen

Nella mia vita professionale, e anche oggi come presidente della Fondazione Camen, ho sempre operato in ambiti in cui la vita, il sostegno della vita, la qualità della vita costituivano l’obiettivo principale da realizzare. Concretamente, nelle realtà incontrate (case di riposo, centri diurni e ospedali…) non sempre è stato facile coniugare gli obiettivi istituzionali con le risorse disponibili. A volte anche in presenza di risorse umane, economiche e strutturali sufficienti, la mancanza di un fattore importante quale è la comunicazione fra operatore e assistito ha reso e rende difficile il raggiungimento completo dell’obiettivo quale ad esempio per le case di riposo è l’accompagnamento sereno negli ultimi anni della propria esistenza; negli ospedali la comprensione del proprio stato di malattia e di guarigione in totale fiducia con l’operatore; nei consultori una ripresa del rapporto interrotto tra figli e genitori basato sull’amore, con la mediazione dell’operatore in grado di risvegliare quella comunicazione. Oppure l’assenza di modelli gestionali efficienti rendeva difficile e a volte incompleto il raggiungimento dell’obiettivo, vedesi ad esempio le difficoltà insorte nel campo dell’integrazione ospedale e servizi territoriali, causa della separazione istituzionale degli stessi. Anche i consultori familiari voluti dal legislatore nazionale e regionale come agenzie territoriali di prossimità nel loro operare hanno colto l’importanza dell’incontro/dialogo con i giovani e con le famiglie. Quale occasione migliore nel celebrare la giornata della vita, per analizzare ed eventualmente migliorare le attività che i consultori svolgono quando incontrano i giovani nei loro luoghi di formazione siano essi scuole, oratori o altro per affrontare tematiche quali il senso della vita; l’educazione all’affettività e alla sessualità; i fondamenti dell’esistenza dell’uomo e della donna, la relazionalità e specialmente il bisogno d’amore. In questi incontri vengono anche intercettati i genitori dove si discute di quanto diventi arduo per i ragazzi tenere insieme la consapevolezza di sé, del mondo in cui viviamo, la libertà e responsabilità delle loro decisioni, cioè quegli elementi che risultano essenziali per una vera educazione di sé. Ecco quindi l’esigenza per i consultori di favorire, con modelli operativi, la qualità della vita, lo sviluppo, la socializzazione e l’integrazione così da prevenire l’abbandono, l’emarginazione e il disagio sociale e facilitare per le famiglie l’integrazione nel territorio e la fruizione delle risorse per prevenire situazioni di isolamento familiare, causa di difficoltà per lo sviluppo armonico del rapporto genitori-figli. Risulta evidente come questi interventi richiedano non solo la capacità di individuare i bisogni e la qualità delle risposte, ma soprattutto esperienze professionali altamente qualificate, risorse finanziarie sufficienti, modelli programmatori predisposti dagli organismi istituzionali regionali e territoriali e politiche che riconoscano concretamente nella famiglia il nucleo base su cui si sviluppa tutto il sistema sociale ed economico. Ecco allora che ripercorrendo il quadro dei servizi a sostegno della vita per «accoglierla sempre» ci porta a riflettere come il fattore umano risulti essere l’elemento che attraversa tutte questa realtà. I giovani che nella giornata per la vita sono coinvolti in prima persona devono comprendere che «il futuro è loro affidato con stima e grande attesa».

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