In queste tre parole Matteo Fabris, 22 anni, responsabile degli animatori dell’oratorio di Sesto Calende, riassume il significato dell’oratorio estivo: «Un’esperienza totalizzante»

di Veronica TODARO

Matteo Fabris

Un’esperienza totalizzante, un impegno gravoso, ma che arricchisce. Matteo Fabris, 22 anni, responsabile degli animatori estivi dell’oratorio Piergiorgio Frassati a Sesto Calende, racconta così la sua esperienza.

Matteo fa sue le parole usate da don Giorgio Longo, vicario parrocchiale della Comunità pastorale Sant’Agostino di Sesto Calende. «Tre sono i motivi per cui mandare il proprio figlio all’oratorio estivo: educare, entusiasmare, evangelizzare. Prima di cercare di “educare” sono stato “educato” a mia volta. Quella di animatore è stata l’esperienza formativa più grande che ho fatto, tanto da portarmi alla scelta della facoltà universitaria di Scienze della formazione primaria per fare l’insegnante. Il mio percorso di formazione si è concluso alle superiori, da due anni sono responsabile degli educatori dell’oratorio estivo. Credo che l’oratorio sia un luogo dove, attraverso l’esperienza, si possano percorrere diverse vie per l’educazione e per realizzare progetti. Si parte da una tematica che si sviluppa in tutti gli ambiti, dal gioco alla preghiera. Il mio ruolo è quello di far passare il messaggio anche agli adolescenti che fanno gli animatori. Un impegno importante».

«Entusiasmare: è quello che deve caratterizzare gli animatori – prosegue -. Uno degli aspetti più importanti è il sorriso, che fa entusiasmare i bambini e che dà entusiasmo agli altri educatori e a se stessi: entusiasmo nei giochi, entusiasmo nel proporre le cose e in tutte le attività. È importante che i bambini lo percepiscano. Proprio l’entusiasmo mi ha portato a sviluppare esperienze forti, permettendomi di coltivare grandi amicizie».

«Evangelizzare: è l’aspetto più alto, che si capisce dopo – spiega ancora -. Far conoscere Dio attraverso le esperienze quotidiane, di gioco, attraverso la bellezza di quello che si vive ogni giorno, evangelizzare è far conoscere Dio attraverso la nostra esperienza e i nostri modi di fare, con la speranza che il compito non si esaurisca con l’oratorio estivo. Quello di responsabile è un impegno gravoso per un universitario, ma ci tengo molto, punto sull’organizzazione: ho iniziato a studiare molto prima rispetto ai miei compagni, cerco di dare gli esami prima e dopo l’oratorio estivo. Spesso mentre studio penso a come organizzare i giochi. D’altra parte vivere l’oratorio è un’esperienza totalizzante».

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