Redazione

Quando la scienza tace e la tecnica balbetta, l’amore continua la sua opera di promozione dell’uomo. È il tempo della condivisione, del portare gli uni i pesi degli altri; è il tempo del coraggio e della speranza, della scoperta di nuove dimensioni della vita umana e di nuove forme di comunicazione. È il valore aggiunto della fede che si declina anche nei confini del regno della disabilità.

di Angelo Bazzari,
presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus

Nel corso dei millenni, il vocabolario degli uomini e delle civiltà è cambiato profondamente nel definire l’identità del disabile: idiota, scemo del villaggio, sventurato, anormale, handicappato, portatore di handicap, diversamente abile, virtualmente avvantaggiato… La mentalità, l’atteggiamento, il comportamento, il costume sociale, le opere di intervento assistenziale nei confronti dell’handicap hanno registrato ristagni millenari, evoluzioni secolari, rivoluzionarie accelerazioni e radicali cambiamenti.

Dalla barbarie alla civiltà, le tappe di questo lungo e tortuoso percorso umano verso le persone handicappate sono segnate dal sangue e transennate dall’amore: dalla violenta soppressione di spartana memoria all’esclusione totale, dal viscerale rifiuto alla segregazione ghettizzante del tessuto sociale; dall’asfissiante iperprotezione alla vergogna privata e pubblica; dall’emarginazione all’integrazione scolastica e lavorativa; dalla socializzazione alla comunione, dall’accoglienza alla preferenzialità; dalla riabilitazione alla risurrezione…

L’amore non riesce su questa terra ad eliminare ogni handicap e ogni sofferenza. Ma questo non significa che diventi inutile e inoperoso. La riabilitazione, le cure mediche, gli interventi tecnici hanno un limite; l’amore no. Quando la scienza tace e la tecnica balbetta, l’amore continua la sua opera di promozione dell’uomo. Anzi, si può dire che comincia il tempo più vero dell’amore: è il tempo della condivisione, del portare gli uni i pesi degli altri; è il tempo del coraggio e della speranza, della scoperta di nuove dimensioni della vita umana e di nuove forme di comunicazione. È il valore aggiunto della fede che si declina anche nei confini del regno della disabilità: Dio elimina il male non ignorandolo, aggirandolo, scavalcandolo, ma aggredendolo e trasformandolo dal di dentro con la forza dell’amore. L’handicappato è semplicemente un uomo.

In occasione della Giornata internazionale della Persona con disabilità, la Fondazione Don Gnocchi (che ricorda proprio quest’anno il cinquantesimo anniversario della morte di don Carlo) desidera fare proprie le ansie e le attese, i problemi e i doni di tutte le persone disabili e delle loro famiglie. Per storia e per principi, la “Don Gnocchi” riconosce e riafferma che l’handicap non è e non significa mai solo bisogno: è soprattutto domanda; non è solo mancanza: è ventaglio di opportunità; è presenza, dai molti volti, che interpella e conosce forme inedite di prossimità.

La recente approvazione da parte dell’Onu della Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità – la Fondazione Don Gnocchi ha partecipato ai lavori di New York in veste di osservatore – segna un importante passo in avanti nella direzione dell’integrazione e della piena partecipazione delle persone con disabilità. È pertanto compito di tutti chiedere e pretendere che si operi perché si creino opportunità e condizioni di vita per cui l’handicap abbia dignità esistenziale e sia luogo capace di suggerire, soprattutto a coloro che hanno la responsabilità di promozione del bene comune, interpretazioni comprensive e non riduttive della condizione umana.

Solo così queste celebrazioni non si riducono a sterili momenti commemorativi, spesso a sfondo pietistico, ma possono rivelarsi momento di crescita per le coscienze e festa di animazione di tutta la comunità civile ed ecclesiale che si fa accogliente e misura il passo del proprio pellegrinare nella vita con il ritmo di marcia degli ultimi. Un evento di conversione, un’occasione provvidenziale per una lunga marcia di avvicinamento al pianeta della disabilità, per ribadire che il disabile non è solo provocazione agli stili di vita diffusi nella nostra società, ma anche portatore di doni da spalmare nel cuore della convivenza umana.

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