Redazione

Nel suo messaggio per la Giornata della solidarietà, che si svolge in tutte le parrocchie della Diocesi domenica 11 febbraio, il cardinale Dionigi Tettamanzi ci ha invitato a considerare tale Giornata in modo unitario con quella per la Famiglia (28 gennaio) e della Vita (4 febbraio) per rispondere compiutamente alle sempre più numerose e urgenti forme di precarietà presenti nell’attuale contesto sociale.

di Eros Monti
Vicario Episcopale per la Vita Sociale

Il nostro arcivescovo, cardinale Dionigi Tettamanzi, nel suo "Messaggio per la Giornata della solidarietà" ci esortata a riscoprire più a fondo il forte legame sussistente tra famiglia, vita e solidarietà; leggendoli non come tre mondi isolati, ma come tre luoghi caratteristici a partire dai quali guardare l’intera vicenda umana.

Questa trova, infatti, il suo momento sorgivo nella famiglia, in cui soltanto può essere pienamente accolta, custodita e amata in ogni sua stagione, dal concepimento fino al suo naturale tramonto, ed esige di essere compresa nel suo specifico tratto relazionale che fin dal suo essere generata caratterizza l’esistenza personale di ciascuno di noi, così come alimenta il vissuto delle nostre famiglie, delle realtà associative, comunitarie e istituzionali che danno vita, nel loro insieme, all’intero tessuto sociale, oggi quanto mai bisognoso di trovare ragioni di coesione più forti di ogni spinta disgregatrice. Ciò che minaccia il vissuto personale non è, infatti, altra cosa da ciò che minaccia il suo dispiegarsi relazionale e sociale.

In secondo luogo, nel contesto del Percorso pastorale diocesano "L’amore di Dio è in mezzo a noi", l’Arcivescovo ci chiama in particolare ad alimentare «in modo significativo quel Fondo diocesano di solidarietà che costituisce la fonte primaria delle risorse che la Diocesi destina alle tante esigenze del mondo del lavoro e, per questi tre anni consecutivi, anche alle non poche esigenze delle famiglie in difficoltà».

La risposta alle necessità del mondo del lavoro, della cooperazione sociale e che si manifestano nella forma di sempre nuove povertà, si intreccia infatti con una condivisa ed auspicata presa a carico del disagio familiare, che spazia dalla esigenze abitative a quelle relative a difficoltà nel generare la vita, nell’educare, nel relazionarsi all’interno di nuclei le cui tensioni non possono essere semplicemente risolte mediante iniziative isolate. A tutte queste esigenze si vorrebbe dare peculiare attenzione, mediante una sensibilizzazione pastorale in grado di condurre tutti ad una adeguata presa di coscienza e ad un impegno rinnovato.

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