In occasione della Giornata nazionale della Cina all’Expo e poi in un’ulteriore visita, un gruppo di cinesi ha lasciato consistenti offerte: «Siamo rimasti molto colpiti dal vostro messaggio su cosa succede se si soffre la fame», hanno spiegato

di Claudio URBANO

cinesi Expo

Chissà se erano diplomatici, imprenditori o semplicemente una famiglia benestante in visita. Se lo chiedono ancora, all’Edicola Caritas di Expo, dove l’8 giugno, in occasione della Giornata nazionale della Cina, alcuni cinesi, insieme a un nutrito gruppo di bambini, dopo la visita hanno lasciato una generosa offerta.

Il primo ad accorgersene è stato Leonardo, volontario all’Edicola Caritas, che ha fatto da guida a una coppia molto elegante, accompagnata da un’altra signora che traduceva dall’inglese al cinese e da una piccola schiera di otto bambini, dai due anni in su. Al termine della visita il signore ha dato 50 euro al bambino più piccolo che, salito su una sedia, ha depositato i soldi all’interno della teca dedicata che raccoglie le offerte per le attività di Caritas. E da quel gesto è nata una catena: come ha fatto il più piccolo, anche gli altri bambini hanno lasciato cadere nel salvadanaio 50 euro ciascuno.

La famiglia ha lasciato l’Edicola tra lo stupore dei presenti, ripresentandosi però tre giorni dopo: la stessa coppia, ma questa volta accompagnata da altri ragazzi. «Siamo tornati perché siamo rimasti talmente colpiti dal vostro messaggio che abbiamo deciso di far provare ai bambini cosa succede se si soffre la fame», ha spiegato il signore. Quella mattina i bambini non hanno mangiato e il distinto signore cinese ha nuovamente lasciato un’offerta nella teca di Caritas, il corrispettivo di quanto risparmiato per il pranzo. Ancora una volta, uno a uno, i bambini hanno poi lasciato anch’essi una somma consistente.

Un gesto di generosità fortemente voluto, quindi, quello dei due accompagnatori. Sergio Malacrida, responsabile di Caritas Ambrosiana per i progetti internazionali, presente alla seconda visita, ha provato a rivolgere loro qualche domanda. Il gruppo veniva da Pechino e si è scoperto che il distinto signore era un teacher: forse un insegnante privato, dunque. Nessuno di loro era cristiano. Tutti, evidentemente, erano rimasti colpiti dal messaggio diffuso nello spazio di Caritas: il tema della fame e delle diseguaglianze nel mondo, rappresentate plasticamente da una colonna di monete da un centesimo che si innalza al centro dell’Edicola, a figurare che la metà della ricchezza mondiale è detenuta dall’1% della popolazione; ma anche la possibilità di sconfiggere queste ingiustizie, non tanto grazie alla tecnologia quanto ai progetti che, in oltre 200 Paesi, aiutano persone e comunità a conquistare una propria autonomia, valorizzando le capacità di ciascuno. Progetti che nel corso dell’anno consentiranno di aiutare, in termini di sostegno alimentare, 200 milioni di persone (100 nei sei mesi di Expo), come segnala il grande contatore elettronico presente all’interno.

Storie che, al di là dei numeri, invitano a fermarsi a riflettere, accompagnati dai volontari di Caritas che consentono ai visitatori un giro non frettoloso. Forse proprio da questo ascolto è nato il dono dei ragazzi cinesi e dei loro accompagnatori, tanto spontaneo quanto inaspettato.

 

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