Il Vicario episcopale monsignor Luca Bressan annuncia i cambiamenti nell’ufficio diocesano

di Pino NARDI

Scola_ecumenismo

Novità nell’Ufficio diocesano dell’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Il cardinale Scola ha infatti definito l’assetto coinvolgendo alcuni esperti, sottolineando così l’importanza di questo impegno per la Chiesa ambrosiana. Gli incaricati cominceranno nelle prossime settimane, affidando la regia al Vicario episcopale, monsignor Luca Bressan.

Monsignor Bressan, dunque quali sono le novità?
Il cardinale Scola ha pensato di allargare l’Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso, che ha svolto bene il proprio compito, ha fatto tanto, ma rischia di essere non sufficientemente proporzionato rispetto al compito che oggi gli è affidato. Per cui ha pensato a un servizio con quattro settori. Monsignor Gianfranco Bottoni mantiene l’ecumenismo, per continuare il dialogo storico con le Chiese della Riforma e curare quello con le Chiese Ortodosse, che aumentano di numero in seguito alla crescente presenza di badanti e immigrati dell’Est europeo. Al professor Paolo Branca, docente di Islamistica presso l’Università cattolica, è affidato il dialogo con l’Islam. A monsignor Pier Francesco Fumagalli, viceprefetto della Biblioteca Ambrosiana, il dialogo con l’ebraismo; a don Ambrogio Pisoni, assistente pastorale in Uc, il dialogo con il mondo delle religioni orientali.

Perché è stato ripensato così?
L’Arcivescovo è partito da una evidenza: l’ecumenismo e il dialogo interreligioso non sono un’aggiunta, qualcosa che viene dopo l’atto di fede, ma ne sono una dimensione intrinseca. Ha portato come esempio i Vangeli in cui Gesù lega la testimonianza del Risorto alla missione proprio per affermare la verità del Risorto, a dialogare e a confrontarsi con coloro che non l’hanno conosciuto o che hanno sviluppato forme di verità, ricerche di salvezza differenti. Allo stesso tempo il Cardinale sostiene che l’ecumenismo e il rafforzamento del dialogo interreligioso servono per sollevare le nostre Chiese stanche. Lui è rimasto molto colpito da una frase del cardinale Bergoglio durante le Congregazioni, pubblicata poi su Avvenire: se la Chiesa si chiude su se stessa, diventa autoreferenziale e poi si ammala. Abbiamo invece bisogno di una fede che si confronta con la vita e con gli altri.

Quali sono gli obiettivi di questa nuova struttura?
Primo, al Cardinale interessa che l’ecumenismo diventi sempre più una dimensione di base della vita della Chiesa, un ecumenismo di popolo. Non deve essere quell’ecumenismo che si pensa solo come dialogo tra esperti o rappresentanti delle religioni, ma che invece cambia il modo di vivere il cristianesimo e la fede della gente. Secondo, l’Arcivescovo dice di utilizzare l’ecumenismo e soprattutto il dialogo interreligioso come l’occasione per sviluppare una conoscenza più approfondita della nostra fede, a partire da sguardi diversi. Oggi può sembrare che la sfida con l’Islam sia il cantiere più urgente, ma paradossalmente è una religione che ci assomiglia. La vera sfida sarà con le filosofie orientali, che portano una ricomprensione del mondo molto diversa. Terzo, è interessante che questo dialogo diventi un modo per purificare forme religiose del cattolicesimo per rileggerle e avere una fede adeguata alle sfide che stiamo vivendo.

Sarà un dialogo di alto profilo…
Esatto, questo confronto sarà a un livello alto di spiritualità, non una sorta di scrittura di regole comuni di buon vicinato, ma un confronto serio.

Questa riflessione è un ulteriore cammino rispetto alla proposta di «abbattere i bastioni»?
Sì, in effetti il Cardinale dice che questo è uno dei luoghi in cui vuole dare concretezza a quell’intuizione: si tratta non tanto di avere bastioni da difendere, ma cercare quali sono le strade da percorrere per andare incontro all’uomo nella sua realtà e questo vuol dire un grande confronto culturale a Milano oggi.

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