In una cerimonia nella Cappella arcivescovile monsignor Delpini ha comunicato ai diaconi ordinati sabato in Duomo le parrocchie o Comunità pastorali nelle quali presteranno servizio nei mesi che precedono l'ordinazione presbiterale. «Sappiate essere duttili e accettare le sfide della riforma del clero», la sua raccomandazione

di Annamaria BRACCINI

destinazioni dei Candidati 2018

 

«Siate protagonisti della riforma del clero che è anche riforma della Chiesa». Dice così monsignor Mario Delpini, nella Cappella arcivescovile gremita, ai 23 candidati al sacerdozio 2018 – divenuti diaconi sabato scorso in Duomo – durante la comunicazione delle destinazioni alle parrocchie e Comunità pastorali in cui saranno impegnati in questi mesi che li separano dall’Ordinazione presbiterale del 9 giugno prossimo. Davanti all’Arcivescovo, cui è accanto il rettore del Seminario monsignor Michele Di Tolve, il cancelliere monsignor Marino Mosconi e i Vicari di Zona, ci sono i neo-diaconi e i parroci che li accoglieranno, tanta gente delle parrocchie di origine e di destinazione.

Dopo la lettura del Vangelo di Giovanni e di un brano particolarmente significativo di San Carlo Borromeo, tratto dall’omelia del copatrono della Diocesi pronunciata al IV Sinodo provinciale del 1576, monsignor Delpini rivolge ai presenti alcune brevi riflessioni di «incoraggiamento e di realismo» che hanno il sapore di un auspicio affettuoso e quasi di un consigliare paterno: «Ringrazio tutti voi che siete qui e il rettore del Seminario per il cammino di discernimento con cui avete accompagnato questi giovani».

«Con realismo dobbiamo dire che molti di voi vanno in realtà dove, magari, fino a settembre scorso c’era un prete – spiega -. Il fatto di mandare un diacono in parrocchie che forse si aspettavano un sacerdote che potesse svolgere in pienezza il ministero, può essere un sacrificio, ma questa sfasatura è importante perché chiede a tutti – ai laici, ai preti, ai membri delle Diaconie – di prendere sul serio la formula dell’urgenza di una riforma del clero». Riforma necessaria, continua l’Arcivescovo che ne è convinto promotore da tempo: «Infatti non siamo più nelle condizioni di avere un clero come si è configurato fino si decenni scorsi». Chiaro il riferimento alla diminuzione del numero dei preti, che obbliga a nuove sfide: «Dobbiamo immaginare come possa essere un ministero, una pastorale, una predicazione del Vangelo, in una situazione diversa e che, pure, deve mantenere vivo l’ardore della missione, anche se il numero dei presbiteri diminuisce».

Insomma, occorre affrontare la realtà ed essere «protagonisti di una riforma del Clero che è anche una riforma della Chiesa… Non è un lutto il fatto che diminuiscano i sacerdoti, è una provocazione perché la missione continui. È un modo di dire come adesso si annuncia il Vangelo e non è la fine del cristianesimo se c’è una Chiesa viva, capace di raccogliere le sfide. Non si tratta di resistere a una situazione, ma di immaginare, anche voi diaconi, una Chiesa che avrà un volto diverso».

Infine, un secondo consiglio: «Queste destinazioni sono frutto di un lavoro impegnativo, durato mesi, per vedere come far fronte a esigenze legittime. Penso che lo spirito di adattamento sia necessario. Senza questo, talvolta nascono malumori un poco infantili: bisogna essere duttili. Questa libertà dalle aspettative permette di vivere la vita con tutte le sue ricchezze e imprevisti in scioltezza e sobrietà». E, infine, la frase che strappa un sorriso: «Prima vivevo in una stanza, mentre in questa nuova casa (l’episcopio) c’è qualche camera. Se qualcuno di voi rimane senza casa, venga qui».

Poi, dopo la lettura delle destinazioni, l’augurio rivolto a ogni singolo seminarista e alle Comunità che da oggi li accolgono.

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