Al congresso nazionale di Pax Christi è intervenuto anche il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata

di Giovanna PASQUALIN TRAVERSA

manifesto pace

Promuovere una cultura di pace incoraggiando lo sviluppo integrale della persona, facendosi carico delle “periferie esistenziali”, sostenendo il dialogo interculturale e interreligioso, rafforzando l’impegno a livello internazionale e chiedendo alla scuola di essere luogo primario di educazione alla non violenza e alla soluzione pacifica dei conflitti. Se ne è parlato a Roma nel corso del congresso nazionale di Pax Christi Italia (www.paxchristi.it). Tema dell’appuntamento, che si è concluso il 28 aprile, “È l’ora della nonviolenza – Spalancare la finestra del futuro, progettando insieme, osando insieme”.

Periferie esistenziali

Per il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, intervenuto in apertura del congresso, occorre anzitutto fare memoria «del nostro radicamento nel Vangelo»; testimoniare di fronte alla crisi, che «non è solo economica o politica, ma culturale e spirituale», modi per «promuovere lo sviluppo integrale della persona», e ritornare a Cristo, via «della vita autentica, della vita buona». Il compito di Pax Christi, precisa monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia e presidente nazionale dell’associazione, è «farci carico di coloro che vivono nelle periferie esistenziali, secondo l’efficace immagine che ci viene trasmessa dal cardinale Ortega, arcivescovo di Cuba, come uno dei contributi centrali dei dibattiti prima del Conclave», ma pure di quelle di chi vive «senza slancio e senza futuro anche nelle società ricche». Con il coraggio di «individuare le ragioni della violenza endemica». Secondo monsignor Giudici, il recente attentato di Boston, «con la fatica di due giovani, a ragione o a torto, di stare in un mondo culturalmente diverso dal loro, ci fa intravedere un modo di possibile deflagrazione della violenza per il quale dobbiamo attrezzarci con cura e attenzione». Di qui l’invito a riscoprire il Vangelo, a mantenere «i legami tra diritti umani e giustizia», a riconoscere che «la sfida della pace passa attraverso la presa di coscienza della crisi ecologica, il sostegno alla libertà religiosa e di coscienza, l’impegno per l’ecumenismo».

Impegno congiunto

Ma anche attraverso il dialogo interculturale e interreligioso di cui bisogna «diventare specialisti», avverte José Henriquez, segretario generale Pax Christi International, rete mondiale di cui fanno parte oltre 100 organizzazioni in 50 Paesi, e una commissione creata nel 2012 a Washington perché, «ci piaccia o non ci piaccia, la politica Usa influenza tutta la politica internazionale». Da Henriquez l’invito a una cooperazione più stretta tra le varie realtà condividendo anche le diverse esperienze. Urgente l’impegno congiunto contro i droni (aerei militari pilotati a distanza, ndr.): «Occorre una riflessione internazionale sulla sfida morale di queste nuove tecnologie di guerra», così come, aggiunge, «abbiamo bisogno di 50 Paesi per giungere alla ratifica del Trattato internazionale sul commercio delle armi». Il suggerimento, infine, di valorizzare le donne nella «costruzione della pace» e di riservare più spazio ai giovani.

Scuole di pace

Ed è proprio rivolta ai giovani e non a caso promossa dal collettivo Giovani di Pax Christi e dal Movimento cattolico internazionale per la pace – sezione italiana, la campagna “Scuole smilitarizzate”, presentata. Spiega Antonio Lombardi, membro di Pax Christi: «La presenza delle Forze armate nel mondo scolastico si fa sempre più invasiva e pervasiva con un duplice messaggio ai giovani: la prospettiva di un lavoro sicuro e l’idea che essere soldato significa essere un buon cittadino». Di qui la richiesta alle scuole, tramite un Manifesto in dieci punti, di rafforzare l’impegno nell’educazione alla pace e alla risoluzione dei conflitti inserendolo tra «le finalità educative»del piano di offerta formativa; proporre uno spazio di confronto tra docenti; escludere dalla propria offerta formativa «le attività proposte dalle Forze armate»sotto forma di orientamento scolastico. «Condivisione e solidarietà sociale»sono infatti, secondo Eleonora Gallo, del Collettivo Giovanidi Pax Christi, «i valori che la scuola deve trasmettere». Di qui la richiesta che le scuole che aderiranno all’iniziativa affiggano all’ingresso il logo della campagna, «perché i genitori possano scegliere una scuola che ripudia la guerra ed educa alla pace». È quasi sulla linea di partenza una prima sperimentazione del progetto in tre scuole: a Catania, Caserta e Venezia.

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