La mancanza di strumentazioni e di condizioni tecniche adeguate ha compromesso il cammino di apprendimento di molti studenti. Matteo Zappa, responsabile dell’area Minori e famiglia di Caritas ambrosiana: «Abbiamo offerto un supporto a queste difficoltà, anche attraverso l’offerta di apparecchiature idonee»

di Luisa BOVE

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La pandemia da Covid-19 ha sollevato il coperchio mostrando una nuova povertà, quella digitale, che ha compromesso l’apprendimento scolastico e messo in difficoltà non pochi ragazzi e famiglie, non solo perché non disponevano di pc e a volte di connessione internet, ma neppure avevano dimestichezza con lo strumento. «Questa carenza di competenze e strumentazioni le hanno rilevate anche i volontari del mondo del doposcuola, mettendo in evidenza in modo chiaro anche le conseguenze dirette rispetto ai concetti di apprendimento», dice Matteo Zappa, responsabile dell’area Minori e famiglia di Caritas ambrosiana.

A subire di più sono stati soprattutto gli studenti…
Senz’altro, e in modo diverso per le varie fasce di età. Il fatto che molti ragazzi non avessero dotazioni informatiche o solo il telefono (qualcuno senza connessioni), oppure che ci fossero famiglie numerose con un solo pc che non consentiva a tutti di lavorare in concomitanza, ha dimostrato come non ci sia una diffusione e una strumentazione adeguata. A questo si aggiungono a volte spazi angusti in cui lavorare e famiglie che vivono situazioni educative complicate.

Come Caritas avete un riscontro sulla dispersione scolastica?
Abbiamo svolto un monitoraggio su 60 doposcuola della Diocesi e dai nostri dati è emerso che un ragazzo su cinque ha faticato a seguire le lezioni o lo ha fatto in modo saltuario, perché non aveva gli strumenti che glielo consentivano adeguatamente oppure ha smesso. La percentuale diventa molto più alta e rilevante nelle famiglie con ragazzi stranieri. Si può dire che i doposcuola hanno anche rappresentato un argine e un supporto a queste difficoltà, però non è stato sufficiente, perché laddove mancava la strumentazione, non è stato facile agganciare i ragazzi.

Come state rispondendo alla povertà digitale?
L’attivazione di Caritas ambrosiana c’è stata fin dal primo lockdown attraverso la campagna lanciata dall’aprile dello scorso anno con l’obiettivo di intervenire per colmare questo gap di strumentazioni. Quest’anno sono state messe in campo altre azioni, sempre attraverso i doposcuola parrocchiali. Con il premio «Reboot-Riavvio» (promosso da Caritas ambrosiana in collaborazione con Robert F. Kennedy Human Rights Italia) nei giorni scorsi c’è stata la prima consegna ufficiale di pc presso la parrocchia del Giambellino. L’idea era di tirare le fila di un anno di fatiche di tanti ragazzi per metterli al centro, riconoscendo anche il loro impegno. Lo scopo, che rientra in un’iniziativa più ampia, era quello di offrire pc, garantire il supporto per la connessione e far sì che almeno 150 famiglie di Milano potessero ricevere la strumentazione. Se sommiamo l’iniziativa del 2020 «Nessuno resti indietro» e questa nuova azione, possiamo dire che durante la pandemia come Caritas siamo riusciti a recuperare quasi 400 pc da destinare a ragazzi e famiglie.

Dal digitale comunque non si torna indietro, resta uno strumento utile ai ragazzi anche per studiare…
Noi abbiamo visto che cambia molto in base alle fasce di età. Sicuramente per gli studenti delle superiori, ma anche per quelli delle medie, al di là dell’emergenza, diventa fondamentale il pc per un lavoro di ricerca o per la produzione di un testo. Da una parte i docenti ne hanno aumentato l’utilizzo, anche per necessità, e dall’altra si è rivelata un’opportunità. Di fronte a questa trasformazione non basta possedere un pc, occorre anche che gli insegnanti stessi o nel nostro caso i volontari o tutor aiutino i ragazzi nell’utilizzo.

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