Il cardinale Corti, scomparso nei giorni scorsi, nella testimonianza di don Sergio Stevan, che l’ha avuto come guida spirituale durante la ricerca vocazionale e poi nell’avvio del ministero sacerdotale

di Sergio STEVAN
Responsabile della Comunità pastorale San Paolo di Giussano

Monsignor Renato Corti
Il cardinale Renato Corti

Quando mi è stato comunicato che il cardinale Renato Corti si è spento serenamente e santamente, subito gli occhi si sono riempiti di lacrime e il cuore ha esclamato spontaneamente: «Oggi è morto “mio” padre». Sì, perché il cardinale Renato mi aveva «raccolto» nel lontano 1976 ed è stata la mia guida spirituale accompagnandomi come giovane in ricerca vocazionale; poi come seminarista e durante il mio ministero sacerdotale. Anche quando era a Novara mi ha sempre accolto con affetto paterno. Nei luoghi in cui ho svolto il mio ministero ha sempre voluto essere presente e, in occasione del mio ingresso a Giussano, ha aiutato la gente con la sua parola e soprattutto con la sua preghiera.

Nei momenti belli e faticosi della mia vita il cardinale Renato mi è sempre stato vicino con la sua saggezza, con i suoi preziosi consigli, con il suo incoraggiamento. Non posso dimenticare la sua visita inaspettata in occasione della morte di mio papà. Quasi scusandosi mi disse:«Ero da queste parti e ho pensato di venire a pregare con te per il tuo papà e a trovarti per sapere come stavi». Seppi poi che veniva da Novara e quella sera aveva saltato la cena… sacrificio non troppo grande per chi lo conosceva.

Il dono più grande che Dio possa fare a un’anima è quello di un padre spirituale. Trovare un confessore non è difficile, mentre incontrare un direttore spirituale è una somma grazia di Dio. Altro è confessare, altro dirigere le anime sulla via della perfezione. San Leopoldo Mandic, un umile frate e grande direttore di coscienze, era giunto alla conclusione che «non sono molti i penitenti preoccupati di cercare un vero ed esperto confessore e direttore spirituale. Forse sono preoccupati di trovare un sacerdote che assolva senza chiedere nulla e senza proporre nulla».

Eppure parecchi anni fa il Cardinale, a cui mi rivolgevo semplicemente chiamandolo «don Renato», mi disse: «Sai, un prete ha bisogno di un padre spirituale fino a 60 anni, poi può andare bene anche un buon confessore. L’importante però è che lui sia diventato un padre spirituale per gli altri». Ciò che mi ha colpito è che, proprio al compimento del mio 60° compleanno, dopo qualche settimana, il Cardinale iniziò il tempo della malattia e i nostri incontri si trasformarono in visite che un figlio riserva al padre anziano e ammalato. Dopo la domanda, che non è mai mancata, «Come stai?» pregavamo insieme e poi con la sua paternità che cresceva con il passare degli anni, si concludeva con una benedizione e con un abbraccio.

Aver potuto incontrare il cardinale Renato nella mia vita è stato uno dei doni più grandi che il Signore mi ha fatto: ho incontrato un uomo di Dio, un padre che mi ha preso per mano e mi ha accompagnato sulla strada nella ricerca appassionata del Signore.

Certamente la sua presenza e il suo aiuto mi mancheranno, ma sono certo che ora continuerà a essere ancora più profondo nella mia vita.

 

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