Uomo di grande rigore morale e trasparente povertà evangelica, uniti a una spiccata sensibilità sociale. Un sacerdote che ha saputo coniugare il primato di Dio e della sua Parola (studiata e predicata con passione) con la concreta vicinanza agli ultimi, con una cristiana solidarietà con il modo operaio

di Franco MONACO

ciccone

Don Raffaello mi onorava della sua amicizia e spesso mi chiamava a intrattenere conversazioni di carattere etico-politico con i sacerdoti e i laici animatori della pastorale sociale e del lavoro a lui a lungo affidata nella Diocesi ambrosiana. Ebbi occasione di frequentarlo anche negli anni nei quali fu parroco dei SS. Martiri in Legnano, la mia città di residenza. Ove egli teneva seguitissimi corsi biblici e scuole della Parola.

Un amico, un maestro, un educatore, soprattutto un testimone. Uomo di grande rigore morale e trasparente povertà evangelica, uniti a una spiccata sensibilità sociale. Un sacerdote che ha saputo coniugare il primato di Dio e della sua Parola (studiata e predicata con passione) con la concreta vicinanza agli ultimi, con una cristiana solidarietà con il modo operaio. Con il quale aveva una naturale sintonia, una istintiva affinità. Egli, sin da giovane, con umiltà e sempre in conformità con la sua vocazione genuinamente sacerdotale, si è posto sulla frontiera di una Chiesa che si misura con la sfide della storia. Con i suoi drammi, con le sue speranze. Chinandosi sulle umane ferite. Nello spirito del Concilio.

Tra gli autori da lui amati e studiati, don Milani. Con il suo culto della parola, dell’educazione popolare, del riscatto dei deboli. Mite e amabile nel tratto, don Raffaello era tuttavia esigente e severo nell’ancoraggio al Vangelo. Ma lo era prima di tutto con se stesso. Anche troppo. Nel darsi totalmente alla sua missione, magari trascurando la propria salute.

Nelle principali festività cristiane, non mancò mai di far giungere agli amici un suo messaggio di augurio per nulla rituale: una intensa meditazione sui misteri cristiani scritti su una carta povera quasi al modo del vecchio ciclostile. Un dettaglio che tuttavia dice qualcosa di lui: contava la sostanza, contava la parola nella sua scarna verità. Nulla concedeva alla forma esteriore. Uomo e prete, insomma, che trasmetteva a pelle l’idea che la vita è una cosa seria, che la fede e la carità plasmano tutta intera l’esistenza, che nulla va trattenuto per sé, che la sollecitudine per gli ultimi è la sostanza stessa del Vangelo.

Chi ha conosciuto don Raffaello non può non riconoscere in lui il profilo degli operai della vigna del Signore che papa Francesco vorrebbe a servizio di una Chiesa restituita alla libertà, alla sobrietà e all’amore incandescente della comunità apostolica. Alleggerita delle incrostazioni e delle distrazioni che, lungo la storia, talvolta ne hanno offuscato l’immagine evangelica e l’azione pastorale.

 

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi