Redazione

Il libro di don Carlo Gnocchi “Cristo con gli alpini” (Editrice Stefanoni, Lecco 1942) è stato recensito l’anno successivo da don Primo Mazzolari per il quotidiano “L’Italia”.

di Primo Mazzolari

Gli Alpini, nelle ottanta pagine di don Carlo Gnocchi, loro Cappellano al fronte greco, hanno un’altra bella testimonianza, scritta con “stile cristiano e italiano”, come dice l’affettuosa introduzione di Innocenzo Cappa.

Una testimonianza della loro religiosità , parola astratta che non conviene agli Alpini, mentre il titolo del libro li prende in pieno, perché solo un “Cristo in concreto”, visto da un Sacerdote concreto a sua volta, può vivere con gli Alpini e costruire la loro umanità. Essi non avrebbero potuto affezionarsi a un Cappellano inconsistente e che si fosse “autocarrato” sulle carrette, abbastanza comode queste, di una religione astratta e sentimentale.

Chi ha sempre davanti una strada dura e, ogni giorno, a rischio di tutto, si dispone a pagarne il pedaggio in perfetta semplicità (moriamur in simplicitate nostra) quando crede e quando prega (l’Alpino crede sempre e prega sempre?) non può credere e pregare in maniera suggerita e comandata. Le sue certezze e le sue parole, poche queste e quelle, se le strappa dal cuore a una a una, ed esse stanno in piedi da sole, senza appoggi, come i picchi rocciosi dei suoi monti. E splendono sotto il sole che sorge o che tramonta come sotto la folgore.

Se non avesse visto il Signore “piegato sotto lo zaino affardellato e ugualmente incolonnato”, sono sicuro che don Gnocchi non ci avrebbe lasciato neanche una pagina delle sue memorie, perché egli non è uno dei molti borghesi che vanno in guerra col gusto di raccontarci quello che tutti sappiamo e che non vogliamo più sentircelo raccontare da nessuno, molto meno dei giornalisti di guerra. E’ un sacrilegio far della letteratura su quella cosa tremendamente seria che è la guerra.

E sapete come don Gnocchi ha potuto vedere il Signore fra i suoi soldati? Perché si è fatto interamente uno di loro e li ha guardati come i continuatori della passione e della redenzione. Chi si mette con l’uomo che soffre e che muore per soffrire e morire con lui, non solo vede il Cristo, ma può farlo accettare da tutti, anche oggi, soprattutto oggi.

Ecco perché mi sento di poter dire che, mentre questo piccolo libro testimonia per gli Alpini, serve a chiunque ha la passione di far rivivere il Cristo fra gli uomini “come l’unico e sicuro attestato di una nuova, vera e conquistata dignità umana”.

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