Redazione

Sono molte le espressioni usate dall’Arcivescovo che don Giorgio Riva, parroco di Santa Francesca Romana e decano di Venezia, ha apprezzato del discorso alla città: le “piccole reti”, “tante isole felici non fanno la società”, “evitiamo di nasconderci”, “essere comunità…”. «Noi avevamo impostato tutto l’anno sul tema delle relazioni», spiega il sacerdote, «prendendo dal capitolo sesto di “Mi sarete testimoni” e dal discorso di inaugurazione dell’anno pastorale in cui già si parlava della qualità umana delle relazioni».

Quello della vigilia di Sant’Ambrogio «è un discorso interessante che meriterebbe di essere molto più diffuso, ma la lunghezza scoraggia», ammette don Riva. «Se il testo fosse più breve sarebbe accessibile a tanti e diventerebbe uno strumento utile. Altrimenti il rischio è che neppure le persone impegnate lo leggano per intero».

Rispetto ai temi della casa, del lavoro, della solitudine il parroco ha le idee chiare: «La Chiesa deve rifiutare le deleghe da parte del pubblico e chiedere di più, ma anche porre gesti profetici. Ritengo immorale che a Milano tante persone dormano fuori la notte. Io mi sento a disagio come cittadino e come cristiano. Bisognerebbe dire: ogni parrocchia ne prenda una (quasi tutte lo potrebbero fare), mentre per accoglierne di più occorrono attrezzature. Compiamo un gesto forte, ma poi chiediamo al pubblico di farsi carico di queste cose. Questo già avviene a Monaco di Baviera e a Barcellona. Perché noi dovremmo essere così diversi rispetto ad altre città?».

«La diocesi ha già alcune strutture», dice don Riva, «come la Casa della carità e altre ancora, ma è necessario far sentire l’urgenza e porre un gesto ulteriore. Non bisogna delegare ogni cosa al privato sociale (spesso rappresentato dalla Chiesa), come nel caso delle residenze per anziani, dove si sta privatizzando tutto, ma poi i poveretti restano “a piedi”».

Il parroco ha molto apprezzato la chiarezza e il coraggio del cardinal Tettamanzi che ha usato espressioni significative come il “dono di sé”, la “fraternità” e soprattutto il “colloquio fraterno”, che ha la capacità di coinvolgere la gente, perché è al di sopra di ogni questione politica. È un’espressione chiara e di grande efficacia».

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