Differito al 30 novembre il termine per presentare la dichiarazione. Questa proroga dovrà essere utilizzata dalle parrocchie per continuare la raccolta dei dati necessari

di don Lorenzo SIMONELLI
Avvocato Generale

Ici

Tutte le parrocchie e gli altri enti ecclesiastici devono presentare entro il 30 novembre 2014 la Dichiarazione Imu-Tasi, che per il contribuente è la base per determinare l’imposta dovuta e per l’amministrazione comunale lo strumento per verificare la corretta applicazione delle norme. Vi sono alcune particolarità della normativa Imu che chiedono di essere ben comprese per compilare in modo corretto ed esaustivo la Dichiarazione.

Anzitutto, per la prima volta, devono essere indicati tutti gli immobili posseduti: terreni e fabbricati, siano essi esenti o imponibili.

In secondo luogo la trasmissione a ciascun Comune ove si trovano gli immobili dovrà avvenire solo per via telematica, avvalendosi della collaborazione degli intermediari autorizzati, in primis i commercialisti e i Caf. Per questo motivo è necessario che il parroco, coadiuvato dai collaboratori, provveda a raccogliere con attenzione i dati necessari, soprattutto quelli relativi alle attività ivi realizzate dalle quali dipende l’imponibilità (totale o parziale) o l’esenzione dell’immobile. Al fine di aiutare le parrocchie a raccogliere con ordine tutte le notizie necessarie l’Avvocatura ha preparato tre tabelle e un’applicazione web.

Infine a partire dall’anno fiscale 2013 è possibile non perdere totalmente l’esenzione (come accadeva invece fino al 2012) in quanto rileva il cosiddetto «uso promiscuo» che si verifica quando un’unità immobiliare è utilizzata sia per attività esenti che per attività imponibili (per esempio se all’interno dell’oratorio accatastato come unica unità immobiliare è presente il bar parrocchiale l’imposta dovuta sarà calcolata tenendo conto anche del rapporto esistente tra la superficie del bar e quella dell’intero oratorio). Per questo motivo un’ampia parte della Dichiarazione è riservata alla raccolta dei dati (operazione piuttosto complessa) che giustificano l’uso promiscuo e permettono di determinare la percentuale che serve a calcolare l’imposta dovuta. L’Avvocatura sta elaborando una serie di slides per analizzare alcune situazioni tipiche e, così, agevolare il calcolo della percentuale di imponibilità.

Le Istruzioni per la compilazione della Dichiarazione affrontano anche la questione delle «modalità non commerciali», nuova condizione necessaria ma non sufficiente per l’esenzione degli immobili utilizzati per le «attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive» di cui all’articolo 7, lettera i) del D.Lgs. numero 504/92 (per le attività di religione e di culto tale condizione non ha invece alcuna rilevanza e i casi di esenzione non sono mutati).

La questione delle «modalità non commerciali» è piuttosto complessa e interessa anche gli enti ecclesiastici qualora utilizzino gli immobili per le suddette nove attività della lettera i); tuttavia per applicare l’esenzione è necessario che l’ente assuma alcuni obblighi attraverso l’adozione di un Regolamento che deve essere poi registrato: il vincolo più oneroso impegna a devolvere il patrimonio dell’ente ecclesiastico, in caso di suo scioglimento, ad altro ente non commerciale (articolo 3, lettera c) del D.M. 200/12).

Poiché la devoluzione del patrimonio priverebbe la comunità ecclesiale dei suoi beni si è deciso, sentiti i Superiori, che gli enti ecclesiastici soggetti all’Arcivescovo di Milano non dovranno adottare alcun Regolamento e gli immobili posseduti ed utilizzati per «attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive» pagheranno l’Imu. I casi più diffusi riguardano le scuole paritarie e i cineteatro. Si è coscienti che tale decisione comporta un ulteriore aggravio dei già alti costi sostenuti dagli enti ecclesiastici per garantire a tutti il servizio scolastico (soprattutto quello per l’infanzia) e quello culturale, tuttavia la prudenza e la doverosa tutela dell’integrità del patrimonio ecclesiastico hanno raccomandato tale scelta, in attesa di auspicati e rassicuranti chiarimenti da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

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