Il rettore don Giuseppe Como illustra il cammino di preparazione, presenta i cinque ordinandi del 4 novembre e dice: «Il convegno del 14 ottobre ha restituito l’immagine di un ministero agile e flessibile, esigente quanto alla formazione e al profilo spirituale»

di Ylenia SPINELLI

Don Giuseppe Como
Don Giuseppe Como

Trent’anni di ministero sull’altare e in mezzo alla gente, per ricordare a tutti i battezzati che la vita e la missione della Chiesa si declinano sempre come servizio. Così don Giuseppe Como, rettore per la Formazione al diaconato permanente, sintetizza la specificità di un ministero introdotto in Diocesi proprio tre decenni fa e che oggi può contare su oltre 140 diaconi, gli ultimi dei quali verranno ordinati sabato 4 novembre.

Cosa può dire a proposito dei cinque ordinandi?
Sono tutti sposati, hanno un’età media di poco superiore ai 50 anni e sono un gruppo affiatato, direi di ottima qualità. Pensando a loro, credo che la Diocesi guadagni dei ministri ordinati preparati e decisamente consapevoli del compito e della responsabilità che si assumono.

Ci ricorda da quanti anni è costituito il cammino di formazione e quali sono i “requisiti”?
Il cammino è strutturato su cinque anni: dopo i primi due anni come “aspiranti”, si celebra il rito di ammissione tra i “candidati” al diaconato, che vengono istituiti lettori, quindi accoliti, prima dell’ordinazione diaconale. I requisiti “esteriori” sono l’età massima di 55 anni al momento dell’inizio del percorso di formazione, l’essere in possesso di un diploma di scuola media superiore e, per i coniugati, l’essere sposati da almeno cinque anni. In formazione quest’anno sono 32 tra aspiranti (19) e candidati (13).

È la prima volta che le ordinazioni coincidono con la solennità di San Carlo?
No, è successo diversi anni fa. La data è stata scelta come la migliore disponibile quest’anno, ma sicuramente l’ordinazione dei diaconi presenta il vantaggio di sottolineare ulteriormente una celebrazione molto significativa per la nostra Diocesi e, reciprocamente, questa ricorrenza permette di evidenziare la portata ecclesiale dell’ordinazione dei diaconi permanenti.

In questi giorni che precedono l’ordinazione come si stanno preparando?
Da venerdì 27 gli ordinandi stanno partecipando, con le loro mogli, agli esercizi spirituali presso l’Abbazia delle monache Benedettine di Viboldone. Gli esercizi termineranno la mattina di martedì 31 ottobre, quando, alla presenza dell’Arcivescovo, faranno la Professione di fede e il giuramento di fedeltà alla Chiesa, previsto per tutti coloro che accedono agli ordini sacri.

Conoscono già le loro destinazioni?
Le destinazioni sono state costruite nel dialogo con gli ordinandi, i vicari di Zona, le parrocchie, i Decanati o le cappellanie interessate. Saranno consegnate ufficialmente ai nuovi diaconi al termine della Messa di ordinazione.

Cosa è emerso dal convegno dello scorso 14 ottobre?
Grazie alla relazione di don Tullio Citrini, il convegno ci ha restituito l’immagine di un diaconato agile e flessibile, esigente quanto alla formazione e al profilo spirituale, evangelica, ecclesiale e non “clericale”. Dell’intervento dell’Arcivescovo vorrei sottolineare l’indicazione secondo cui il diacono è il collaboratore del Vescovo, non l’aiutante del presbitero, ma per questo è necessario che il diacono custodisca per tutti i gradi del ministero ordinato il senso del servizio di Gesù e la sua preghiera.

 

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