Il Vicario generale commenta i dati del monitoraggio realizzato per conoscere la realtà degli organismi di partecipazione ecclesiale dopo il rinnovo del novembre 2011. «La questione vera è la Pastorale d’insieme, come viverla e interpretarla giorno per giorno, ciascuno dove è inserito»

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Mario Delpini

Un monitoraggio dei Consigli pastorali per ottenere informazioni quantitative e qualitative sui Consigli stessi delle parrocchie e delle Comunità pastorali. Insomma una ricerca che, se anche non arriverà sulle prime pagine, è utile e aiuta a comprendere e comprendersi meglio come fedeli ambrosiani, e che, quindi, ha un suo valore intrinseco per la nostra vita ecclesiale, anche quotidiana.

Si è approfondita così, attraverso i dati forniti dall’Ufficio Avvocatura e integrati con quelli presenti nella Guida della Diocesi per l’anno 2012, un’analisi elaborata, nelle cifre e nelle conclusioni sintetiche, da una Commissione che fa parte del Consiglio pastorale diocesano.

«La prima utilità di questa ricerca – nota il Vicario generale, monsignor Mario Delpini – ritengo che sia l’avere, adesso, a disposizione uno strumento analitico relativo a cosa è accaduto in questi organismi di partecipazione ecclesiale dopo il rinnovo del novembre 2011. L’idea è che questa operazione, seppure di carattere statistico e burocratico, sia un arricchimento nella conoscenza della realtà della nostra Diocesi. Non dimentichiamo che sono stati analizzati dati riguardanti in totale oltre 3 milioni di persone, che hanno risposto 621 su 1007 e che le cifre sono relative a oltre 9600 consiglieri».

Tutto questo è un segno di attenzione per ciò che avviene sul territorio, nelle parrocchie e nelle Comunità?
Senza dubbio, il lavoro di elaborazione e monitoraggio dei dati, che ha coinvolto impegno ed energia da parte dei componenti della Commissione, va in questo senso. Gli indicatori scelti come oggetto dell’indagine – le fasce di età dei consiglieri, se sono laici, sacerdoti o religiose, a quale sesso appartengono, come sono composti i Consigli, il numero degli abitanti “per sacerdoti operativi” –  delinea un quadro d’insieme interessante e degno di ulteriori approfondimenti sulle forme di partecipazione a tali Consigli. Mi sembra che il metodo di lavoro sia stato seguito in maniera attenta e rigorosa, anche per quanto attiene ai livelli di Decanato e di Zone pastorali.

L’auspicio è quello di continuare a riflettere, magari focalizzando l’attenzione su qualche cifra percentuale particolarmente significativa?
Mi pare interessante sottolineare che le Comunità pastorali abbiano risposto con maggiore interesse alle domande che sono state poste intorno ai loro Consigli pastorali di Comunità pastorale. Questo potrebbe indicare un senso di responsabilità più avvertito da comprendere in una prospettiva diocesana più ampia. Una seconda osservazione vorrei riservarla alle cifre emerse a livello di Zone pastorali, con la migliore media generale di invio dei dati realizzata dalla Zona V (Monza). Un tale risultato potrebbe derivare dalla presenza in quella Zona di una maggiore quantità di Comunità pastorali rispetto ad altre Zone, ma potrebbe avere significare che, laddove lo sguardo deve necessariamente andare al di là dei confini della semplice parrocchia, si sviluppa una più cosciente capacità partecipativa.

Un tale trend può essere indicato come virtuoso, anche per i cammini futuri e, comunque, per una migliore integrazione di differenti esperienze in una diocesi grande e diversificata come l’ambrosiana?
Senz’altro. Bisogna, tuttavia, tenere presente lati positivi e criticità, anche per quanto riguarda il rapporto tra le Comunità pastorali e i Decanati. La questione vera è la Pastorale di insieme, come viverla e interpretarla giorno per giorno, ciascuno nella realtà in cui è inserito. Semmai, l’auspicio è quello di ripensare anche a livello decanale le articolazioni. In ogni caso si deve dare atto a chi ha lavorato in questa ricerca, di aver svolto un lavoro su cui si potrà tornare. Un altro elemento prezioso potrà, credo, essere individuato nella capacità di armonizzare i cammini e l’azione in realtà pur molto diverse della Diocesi, al fine di proporre itinerari più condivisi e sinergici.

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