Nel 2014 l’allora Vicario generale, in visita in Brasile, fece tappa nella missione che Marcello Candia e monsignor Aristide Pirovano avevano creato attorno a un ex lebbrosario. Un’esperienza significativa

di Mauro COLOMBO

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Monsignor Mario Delpini presiede la Messa di suffragio per monsignor Aristide Pirovano a Erba nel febbraio del 2014. Sulla sinistra un'immagine con Marcello Candia, Pirovano e Paolo VI

«Eccellenza, abbiamo appreso con gioia della sua prossima visita pastorale ai fidei donum diocesani in Brasile… Ci permettiamo di formularle un invito speciale a Marituba…». Questa, in sintesi, la proposta che l’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano di Erba fece pervenire nell’agosto del 2014 a monsignor Mario Delpini, in procinto di partire per il Sudamerica per uno dei suoi viaggi missionari.

Marituba – nello Stato settentrionale del Parà, a una ventina di chilometri da Belèm – è il teatro del cosiddetto «miracolo» di cui furono artefici il Venerabile Marcello Candia e l’erbese Aristide Pirovano, Vescovo missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, già fondatore della diocesi di Macapà (sempre in Brasile) e poi Superiore generale del Pime. In origine era un lebbrosario immerso nella foresta amazzonica, dove i malati vivevano in una condizione di segregazione e di assoluto abbandono. Candia e Pirovano vi fondarono una missione (visitata nel 1980 da Giovanni Paolo II e nel 1985 dal cardinale Carlo Maria Martini), dove negli anni si è sviluppato un imponente complesso di servizi sanitari, sociali, educativi e religiosi, oggi affidati ai Poveri Servi della Divina Provvidenza dell’Opera Don Calabria. Dalla morte di Pirovano (1997) l’associazione erbese sostiene le opere di Marituba e tiene vivo il ricordo del Vescovo concittadino, cercando di promuoverne la causa di beatificazione.

Delpini – che con gli Amici di monsignor Pirovano era entrato in contatto nel febbraio del 2014, recandosi a Erba per presiedere la celebrazione di suffragio nell’anniversario della morte del missionario – accolse l’invito: nel viaggio compiuto insieme a don Antonio Novazzi si recò anche a Marituba. Una tappa necessariamente ridotta nei tempi e molto discreta, senza alcun momento ufficiale, ma ugualmente intensa: l’allora Vicario generale visitò l’ospedale, osservando da vicino l’attività terapeutica che vi veniva svolta, si recò nell’ex lebbrosario, pranzò con i missionari e ascoltò alcune testimonianze. Al suo ritorno in Italia, indirizzò un messaggio alla presidente dell’associazione, Enrica Cavenaghi, ringraziandola per averlo incoraggiato a un «fuori programma così significativo» e sottolineando come fosse stata «un’occasione propizia per intuire qualche cosa dell’immensa opera di carità, di scienza e di intraprendenza» in atto a Marituba.

Il ricordo di quell’esperienza certamente lo ispirò il 15 novembre 2015, allorché tornò a Erba per presiedere la solenne celebrazione eucaristica nel sessantesimo anniversario della consacrazione episcopale del Vescovo missionario. Delpini utilizzò il pastorale di padre Aristide e nell’omelia rilevò: «Monsignor Pirovano è nato qui, ha vissuto qui, ha camminato per queste strade, ha fatto del bene alla sua comunità… Ma a un certo punto ha capito che doveva andare, che c’era del bene da fare altrove. In questo senso è un esempio ammirevole e incoraggiante di carità, nel chinarsi ad aiutare chi è nel bisogno». E così concluse: «Tutto quello che capita nella vita è un’occasione per rendere testimonianza a Gesù. Padre Aristide l’ha fatto e dal cielo incoraggi tutti a vivere così».

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