L'Allocuzione dell’Arcivescovo, Gran Cancelliere dell’istituzione, per l'inaugurazione dell'anno accademico: «Far parlare il passato per consentire a ogni cultura di farsi conoscere»

di Annamaria BRACCINI

Ambrosiana

La magnifica Sala Federiciana gremita di studiosi provenienti da diverse parti del mondo e impegnati in approfondimenti e relazioni dedicate al complesso e significativo tema,«Mito e simbolo». È la II Assemblea generale della prestigiosa Accademia Ambrosiana della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, riunita per il solenne atto accademico alla presenza del Gran Cancelliere, monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano. E proprio dalla sua Allocuzione inaugurale prende avvio la mattinata, dopo il saluto che l’Arcivescovo porta a ciascuno degli invitati e accademici.

Il primo pensiero è un augurio «per questa Istituzione, un unicum culturale e della Chiesa», invitata da subito a coltivare e vivere «la speranza, come la ragione per il lavoro dell’Accademia, come fonte di energia, di ispirazione, di passione per l’Istituzione Veneranda che qui vive da secoli e per le Accademie che, aggiungendosi e integrandosi alla più antica accademia di studio tradizionalmente centrata su San Carlo Borromeo, si sono costituite in questo ultimo decennio».

Chiaro il riferimento a un passato – seppure glorioso – da non chiudere in uno scrigno inaccessibile – seppure splendido di opere d’arte, fede e ingegno -, ma da vivere in modo dinamico. «Una Istituzione può essere un museo, può continuare a vivere anche solo perché un giorno è cominciata», ma così, suggerisce Delpini, il suo cammino «è segnato da un senso di pesantezza, da uno spirito di sopravvivenza, come capita a chi abita in un meraviglioso castello, costruito con grande dispendio di risorse», ma che non serve più al suo scopo originario.

Quale, allora, può essere la speranza? «La speranza iscritta nella vocazione originaria dell’Ambrosiana e nella costituzione dell’Accademia è quella di propiziare l’incontro delle tradizioni culturali, di essere a servizio di quella che amo chiamare la fraternità. La fraternità per cui siamo chiamati a lavorare non è costruita sulla carne e sul sangue, come si legge nel Vangelo di Giovanni, cioè sull’appartenenza etnica o sulla lingua comune. La fraternità si costruisce, invece, su una più alta, limpida, audace interpretazione della vocazione a essere fratelli e sorelle in ragione dell’appartenenza all’umanità». A tale fine un’Accademia e una Biblioteca come l’Ambrosiana, con tanti studiosi provenienti dalle più grandi università del mondo, possono e devono svolgere un ruolo privilegiato, propiziato dalla meritoria costituzione delle 8 Classi dedicate ad altrettanti comparti del sapere nato in specifiche aree del mondo: «Il convenire in un’unica Accademia, che questo Dies vuole celebrare, è per ribadire la comune vocazione a fare parlare il passato in modo che contribuisca a tenere viva l’identità della cultura e dei popoli e consenta a ogni cultura di farsi conoscere, di mettere a disposizione le proprie ricchezze spirituali, di contribuire a una visione più ricca della sorprendente bellezza che c’è nell’essere vivi, nell’essere uomini e donne che si possono incontrare e stimare, che possono collaborare per curare la qualità buona dei rapporti, la custodia comune del Creato, la sollecitudine per il futuro dell’umanità su questo pianeta».

La consegna che, nelle parole dell’Arcivescovo, si fa anche monito nasce dalla consapevolezza del tempo presente: «In epoche antiche, in cui la mobilità umana era segnata dalla lentezza, forse, aveva un senso un certo vocabolario che chiamava gli altri “stranieri” e avvertiva usi e costumi di altri popoli come “esotici”, motivo di curiosità e di sorpresa. In un’epoca in cui la mobilità umana è segnata dalla rapidità e coinvolge un numero immenso di uomini e donne in ogni continente, l’impresa di costruire un convivere fraterno, in cui nessuno sia emarginato o sia straniero, è necessaria. Gli spostamenti di persone e famiglie non possono essere ridotti a problematiche di ordine pubblico, a emergenze che richiedono interventi assistenziali, a fenomeni che impauriscono società invecchiate, rinchiuse gelosamente nel loro benessere. Gli spostamenti di persone e famiglie possono diventare occasioni di incontro e premesse di futuro, ma ciò è possibile solo se la conoscenza prevale sulla paura, se la tradizione è esplorata come fattore di fecondità, se un quadro politico non si limita a contenere il disagio e non presume di puntare sull’integrazione degli altri con un processo di omologazione. L’edificazione del convivere fraterno richiede invece che tutti abbiano diritto di parola e che tutti siano nelle condizioni per ascoltare».

Gli interventi di monsignor Buzzi e monsignor Fumagalli

Espressioni, quelle con cui l’Arcivescovo conclude la sua allocuzione, che trovano il plauso immediato di monsignor Franco Buzzi, Presidente dell’Accademia e Prefetto dell’Ambrosiana”: «Dobbiamo essere dialoganti, per questo è importante interrogarci oggi su “Mito e simbolo”, due aspetti dell’umano che si rincorrono e si rinnovano nell’intera storia dell’umanità. Non a caso, Carl Gustav Jung è stato affascinato dal continuo ritorno delle narrazioni e dei simboli in tutti i tempi e luoghi, quali archetipi della mente umana, e per Lévi Strauss il significato di miti e simboli è da ricercare nella stessa struttura universale del genere umano».

Poi è monsignor Pierfrancesco Fumagalli, viceprefetto della Biblioteca Ambrosiana, a illustrare l’intensa attività dell’Accademia e l’importanza dell’Assemblea accademica generale, prevista al capitolo 8 dello Statuto, come assise «cui compete trattare temi comuni alle Classi e dare orientamenti». Dopo la prima, tenutasi il 22 ottobre 2014, «si è registrato un costante incremento di iniziative a livello istituzionale, con la crescita del numero di accademici, oggi arrivati nel mondo a 400 provenienti dalle più diverse Università. Le attività sono proseguite intensamente con i Dies annuali, e anche attraverso 9 partenariati internazionali. Alle normali attività si sono, inoltre, aggiunti seminari e corsi altamente specializzati come quelli sui codici ebraici e arabi, che hanno attirato molti studenti. Rilevante anche la fondazione, sempre nel 2014, della Classe dedicata agli studi africani, che ha colmato un vuoto». Da non dimenticare, infine, le mostre, l’ultima delle quali a Pechino tra 2016 e 2017, e le rassegne come i “Saperi dell’Arte” promossi con la Fondazione Trivulzio – tre i convegni internazionali già realizzatisi -, di cui ha trattato il presidente scientifico, Arnold Nesselrah.

In conclusione della mattinata, la proclamazione del Dottore dell’Ambrosiana honoris causa Giorgio Buccellati (sua la prolusione all’Assemblea generale) e dei Neo accademici della Classe Asiatica. Nel pomeriggio, fino alle 19, in programma le Sessioni di studio delle 8 Classi.

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