Il Vicario generale ha presieduto la celebrazione eucaristica per festeggiare i Giubilei di consacrazione. Nella Basilica di Sant’Ambrogio in centinaia hanno rinnovato i loro voti

di Annamaria BRACCINI

«Vivere con la fierezza di rendersi utile, senza pretendere di essere indispensabile, lavorare molto senza sentirsi un eroe, fare le cose bene, senza essere maniaca di niente». E farlo perché si abita nel «paese della gioia indicibile e gloriosa». Sono le Suore che «abitano tra noi, assomigliano a tutte le altre, dedicandosi alle stesse faccende pastorali o domestiche e che, eppure, hanno qualcosa di singolare».

A dirlo a centinaia di Religiose appartenenti a molti Ordini e Congregazioni presenti in Diocesi (ma loro lo sanno già), è il vicario generale, monsignor Mario Delpini che, nella basilica di Sant’Ambrogio, presiede la Celebrazione Eucaristica per i Giubilei delle Religiose. Accanto a lui monsignor Paolo Martinelli, vicario episcopale per la Vita Consacrata maschile – rappresentano entrambi l’Arcivescovo – e alcuni Sacerdoti diocesani e Religiosi. Vicino idealmente nella preghiera e con il pensiero, monsignor Luigi Stucchi, vicario Episcopale per la Vita Consacrata Femminile che non ha potuto essere presente per motivi di salute.

Così, alla Vigilia della 54sima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, la Messa è anche un modo per vivere insieme, coralmente, un momento di gioia, di rendimento di grazie al Signore, di rinnovazione dei voti, per continuare, con sempre nuovo slancio, a dire il proprio “sì”: anziane, giovani, italiane e provenienti da Paesi lontani, impegnate in campi diversi, portatrici nel mondo di carismi differenti. Eppure, attraversando tutte, come nota ancora monsignor Delpini nella sua omelia, «giorni facili e giorni difficili, apprezzamenti, critiche e lamentele, in un passare del tempo che non sembra in grado di logorarle», proprio perché abitano il presente eterno di Cristo.

Non è una favola – i problemi ci sono ed è evidente –, ma il «paese della gioia indicibile e gloriosa», esiste e per arrivarvi occorre percorrere la strada che il Vicario Generale definisce il “sentiero dell’intimità”. Quello in cui ci si avventura sentendosi attese, «cantando o in silenzioso raccoglimento, ma sempre in una inaccessibile solitudine dell’intimità in cui si insinuano, nell’anima consacrata, i sentimenti di Cristo».

“Via” segnata dal nome che, forse, nessuno si aspetta: la “via dell’asciugamano”, come scandisce Delpini. «Una via ordinaria, accessibile a tutti coloro che sono disposti a chinarsi per lavare i piedi agli altri e ad asciugarli. Non ci vogliono titoli di studio, non sono richiesti certificati o referenze: che si presti servizio su una cattedra universitaria o in cucina, basta quella sorta di naturalezza che, quando c’è un servizio da rendere, si alza in piedi e si mette a servire con prontezza e letizia». Appunto perché così fa il Signore.

Ma c’è anche un’altra strada – questa volta un “viale” – che porta al paese della gioia indicibile e gloriosa: quello delle «folle ostili» che non mancano mai e che magari, guardano «con compatimento e con una specie di disprezzo alle Consacrate», pensando «a povere vite sciupate o a scelte improbabili». È qui, suggerisce Delpini, che si vede la vera forza, il coraggio – questo, sì, improbabile nel mondo di oggi – «del sorriso che risponde al disprezzo, del perdono di fronte al sospetto e all’accusa, della pazienza e non della ripicca».

E nasce spontanea, allora, «l’ammirazione e la gratitudine, la vicinanza affettuosa per le festeggiate» che, appunto, rinnovano, durante la Celebrazione, i voti, accendendo simbolicamente le loro lampade e le fiammelle e che ringraziano, con la preghiera, per tutta una vita di Consacrazione. Le suore che, alla fine, vengono, a loro volta, ringraziate a nome del cardinale Scola, da monsignor Delpini ricevendo in dono, ciascuna una bella icona.

 

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