In tutte le chiese italiane si raccolgono fondi a favore delle popolazioni vittime del tifone Haiyan. Nelle zone colpite normalizzata la distribuzione di cibo e acqua: volontari al lavoro per la ricostruzione. Parla padre Gianni Re del Pime

di Luisa BOVE

Domenica 1 dicembre in tutte le parrocchie italiane si terrà una raccolta straordinaria a favore delle Filippine colpite l’8 novembre scorso dal super tifone Haiyan. L’iniziativa era stata lanciata dalla presidenza della Cei dopo l’appello di papa Francesco: «Siate generosi nella preghiera e con l’aiuto». La Diocesi ambrosiana, che attraverso la Caritas ha già inviato aiuti, conta sulla generosità di tutti i fedeli per poter contribuire in modo significativo alla ricostruzione nelle regioni centrali delle Filippine che hanno subito le maggiori devastazioni. Sono trascorse quasi tre settimane da quando il tifone si è abbattuto sul Paese, «ma ora la situazione sembra migliorare – assicura padre Gianni Re, superiore regionale del Pime, da oltre 30 anni nelle Filippine -. Rispetto alla prima settimana le cose sono cambiate: la carenza di mezzi di trasporto impediva l’arrivo dei rifornimenti, ma ora c’è anche una buona presenza di volontari che aiutano e giungono regolarmente cibo e acqua. La situazione si è un po’ stabilizzata.

Anche le strade e le vie di comunicazione sono quindi migliorate?
Le strade principali sono state liberate una settimana fa, ma il problema più grosso era il collegamento con le isole per mancanza di traghetti e aerei. Poi, grazie all’aiuto di Paesi vicini come Malesia, Corea, Giappone e Stati Uniti, la situazione è progredita. Ora anche il trasporto via terra è abbastanza migliorato.

E la popolazione locale come sta reagendo?
Nelle prime due settimane un certo numero di persone ha cercato di lasciare i luoghi più colpiti dal tifone per trasferirsi in città come Manila, dove vivono altri parenti per riuscire ad avere una vita più tranquilla e stabile. Però c’è una buona risposta anche dal resto delle Filippine: diversi gruppi infatti si sono organizzati e sono andati ad aiutare sia per i primi soccorsi, sia per iniziare a far tornare la normalità in quelle zone.

Il 1° dicembre la Cei ha lanciato una giornata di raccolta fondi cui partecipa anche la nostra Diocesi. Ma di che cosa c’è bisogno in questo momento?
La Conferenza episcopale filippina, col Segretariato nazionale Social Action e la Caritas locale, inizieranno a focalizzare la loro azione per la ricostruzione. Anche il governo si sta muovendo per valutare come intervenire da questo punto di vista. Superata l’emergenza adesso è il momento di dare speranza e futuro alle popolazioni di quella zona.

Sono state colpite tante famiglie e moltissimi bambini. Quali aiuti ricevono oggi i minori?
Ci sono diversi gruppi e Organizzazioni non governative, anche l’Unicef è abbastanza presente, la Croce Rossa e la Chiesa cattolica con la Caritas. Si tratta infatti di una zona a stragrande maggioranza cattolica e di conseguenza c’è un continuo dialogo tra le Chiese locali e la Conferenza episcopale filippina. So che hanno già inviato molti aiuti, in termini materiali e di fondi. L’importante è che i soldi siano gestiti bene e che tutti gli aiuti arrivino realmente a chi ne ha bisogno. Occorre usare le risorse con criterio, con attenzione, in modo da realizzare strutture che durino negli anni.

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