Don Samuele Marelli, direttore della Fom e responsabile del Servizio per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio, presenta l’anno che inizia con la Festa di apertura di domenica prossima

di Pino NARDI

Don Samuele Marelli

Relazione, gratuità, verità. Sono le tre parole chiave per spiegare il rinnovato successo degli oratori ambrosiani. Nonostante le tante possibilità che la società offre ai ragazzi e il boom del virtuale sul reale, la proposta oratoriana continua a mantenere intatto il proprio fascino. «Per molti di questi raqgazzi, come ci ricorda l’Arcivescovo nel suo messaggio, davvero l’oratorio può costituire la "porta" e la "casa" della fede, introducendo l’esperienza del credere e accompagnandone il suo concreto vissuto quotidiano», sottolinea don Samuele Marelli, direttore della Fondazione oratori milanesi e responsabile del Servizio per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio. Domenica prossima nelle comunità cristiane della Diocesi grande festa di apertura dell’attività degli oratori.

Quali sono le novità che presenta il nuovo anno oratoriano?
Il nuovo anno oratoriano si inserisce a pieno titolo nel percorso pastorale indicato dall’Arcivescovo che a sua volta si colloca all’interno del cammino della Chiesa universale nell’Anno della fede. Proprio in questa direzione auspichiamo che la proposta educativa di quest’anno sia anzitutto un richiamo a verificare e far crescere l’apporto che i nostri oratori possono dare nella crescita della fede dei ragazzi. Per molti di essi, come ci ricorda l’Arcivescovo nel suo messaggio, davvero l’oratorio può costituire la “porta”e la “casa” della fede, introducendo l’esperienza del credere e accompagnandone il suo concreto vissuto quotidiano.

Come verrà tradotta e vissuta in oratorio la lettera pastorale?
Il brano evangelico che abbiamo scelto come riferimento è quello della guarigione miracolosa del cieco Bartimeo (Mc 10,46-52); in esso si coglie chiaramente la duplice direzione della fede, da Dio all’uomo ma anche dall’uomo a Dio. La fede parte dal primato della Grazia ma non annulla la libertà. È un’illuminazione che va invocata e accolta. Oltre a questo, vorremmo soprattutto sottolineare l’idea della fede come salto, a partire dal balzare in piedi, pronto e deciso di Bartimeo. Da questa immagine abbiamo preso il titolo dell’anno oratoriano: “Jump! Il salto della fede”.

È vero che i ragazzi ritornano in gran numero a frequentare gli oratori?
L’oratorio si presenta come una realtà complessa, poliedrica e variopinta. In ragione di questo è sempre difficile misurare e quantificare i tempi e le presenze. Tuttavia ci pare di poter dire che i nostri oratori, complessivamente, godono di buona salute e non risentono molto degli acciacchi del tempo, pur avendo ormai in qualche caso anche diversi secoli di vita. È stupefacente come essi sappiano continuamente rinnovarsi, pur rimanendo ancorati all’intuizione iniziale, attraverso quella disposizione che mi piace definire come “fedeltà creativa”. Se poi pensiamo che oggi, nella società complessa, l’oratorio si presenta come una proposta tra le tante che va scelta, davvero rincuora la vitalità dei nostri oratori, che pure risente di alcuni dati epocali quali la privatizzazione del vissuto e la diminuzione del tempo libero.

Quali sono i motivi di questa vitalità?
I motivi sono certamente molti e complessi, ma in breve li riassumerei intorno a tre semplici parole: relazione, gratuità, verità. I ragazzi venendo in oratorio, prima ancora che un luogo, trovano della persone che li invitano a mettersi in gioco con loro, attraverso relazioni significative e durature. Ciò è particolarmente importante in un tempo nel quale la crescita esponenziale della comunicazione virtuale pretende di sostituire la relazione personale diretta. Oltre a ciò va sottolineato il fatto che in oratorio si respira e si sperimenta tutta la forza e la bellezza della gratuità; essa prima che questione economica è atteggiamento esistenziale complessivo capace di grande fecondità. Infine l’oratorio si propone di introdurre alla verità della vita, senza illusioni e senza menzogne, attraverso esperienze magari non particolarmente ricercate ma proprio per questo accessibili a tutti e aderenti al vissuto reale dei ragazzi.

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