Il cardinale Bagnasco ha aperto i lavori del Consiglio permanente nel segno dell’abbraccio di Papa Francesco ai vescovi italiani. Un gesto che segna la strada da percorrere insieme. Lo sguardo sull’Italia e sulle sue urgenze

di Luigi CRIMELLA

Cardinale Angelo Bagnasco

Una Chiesa italiana che è in profonda sintonia, spirituale e pastorale, con il Papa Francesco venuto “quasi dalla fine del mondo”. E non solo perché il pontefice è il vescovo di Roma e primate d’Italia, ma soprattutto perché il suo stile pastorale nuovo sta visibilmente facendo breccia tra “vicini” e “lontani”, come la folla oceanica sulla spiaggia di Rio de Janeiro, in Brasile, nel luglio scorso ha mostrato al mondo intero: questo il filo conduttore che si può cogliere nella prolusione del cardinale Angelo Bagnasco ai lavori del consiglio permanente della Cei aperti la sera di lunedì 23 settembre a Roma. Un incontro, questo del “parlamentino” dei vescovi, che è stato segnato sin dalle prime battute, dalle “tre precise direttive” che Papa Francesco aveva consegnato alla Cei riunita in assemblea nel maggio scorso, quando abbracciò tutti i vescovi, a uno a uno, nella basilica di San Pietro, tra lo stupore e l’emozione generale per questa manifestazione di affetto del “vescovo di Roma” ai confratelli delle 226 diocesi italiane.

Le richieste dal Papa

Le “indicazioni” che la Chiesa italiana ha avuto dal pontefice in quel momento così significativo – ha detto il cardinale – riguardano in particolare il “dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche che il Papa ha confermato essere compito di noi vescovi; poi, di come rendere forti le Conferenze Episcopali Regionali perché siano voci delle diverse realtà; e infine del numero delle Diocesi italiane, tema sul quale ha lavorato un’apposita Commissione episcopale, su richiesta della competente Congregazione per i vescovi”. Sembrano tre punti “piccoli”, ma in realtà significano un impegno di notevole revisione della vita interna della Cei, del suo stile pastorale, del modo stesso di porre discorsi e pronunciamenti ufficiali. Di sicuro, tutto ciò lascerà un segno nei percorsi e nelle decisioni future: basti pensare al tema delicatissimo della presenza nello spazio pubblico e ai rapporti con i mondi della cultura, della società e della politica.

Il virus dell’individualismo

Ma il cardinale Bagnasco si è anche occupato degli aspetti culturali e spirituali di questo momento storico. Ha parlato di un “virus” che si è diffuso nel “suolo umano”, che lo sta impoverendo e svuotando di relazioni: questo virus è l’ “individualismo”, “una radice avvelenata che non sempre è presa nella debita considerazione”. La  condizione umana appare segnata da “una prospettiva autoreferenziale, insofferente ai legami”, che “porta con sé un carico di violenza che anche i drammatici fatti di cronaca, sempre più numerosi, testimoniano a partire dalla violenza sulle donne”. Dentro questa realtà – secondo il card. Bagnasco – serve uno sforzo speciale per tornare a una “civile e serena convivenza”, recuperando “la cultura dell’incontro e dei legami” che un tempo “era il tessuto della vita e rendeva solida ed affidabile la società intera”.

La politica e gli “atti irresponsabili”

Il presidente dei vescovi ha collegato questa solidità al ruolo svolto dal “microcosmo della famiglia”, senza il quale “è impossibile vivere il macrocosmo della società e del mondo”. Del resto, la gravità della situazione – ha proseguito – è sotto gli occhi di tutti: “Non ci si può illudere che tutto sia nuovamente a portata di mano come prima: grande impegno viene profuso dai responsabili della cosa pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare,  finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo. Ogni passo è benvenuto, ma l’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno. Ogni atto irresponsabile – da qualunque parte provenga – passerà al giudizio della storia”, ha poi ribadito, alludendo alla delicata situazione politica e ai rischi di instabilità degli ultimi tempi.

Famiglia e matrimonio

Di fronte al dramma della disoccupazione giovanile, col 37,3% dei giovani in cerca di lavoro e spesso costretti a emigrare, il presidente della Cei ha richiamato l’esigenza di sostenere in ogni modo la famiglia, a partire dallo strumento fiscale del “fattore famiglia” che permetterebbe la “restituzione di quanto la famiglia stessa produce in termini di benessere generale”. Il cardinale ha poi ribadito l’insegnamento della Chiesa, riproposto anche da Papa Francesco, sull’unione uomo-donna come struttura di base del matrimonio e della famiglia. Pertanto, ha proseguito, “il matrimonio (costituito da un maschio e una femmina) non è la stessa cosa dell’unione di due persone dello stesso sesso” e pertanto “distinguere non vuol dire discriminare”. Allargando lo sguardo ha poi aggiunto: “Nessuno, ad esempio, discute il crimine e l’odiosità della violenza contro la persona, qualunque ne sia il motivo”. “In ogni caso – ha continuato – nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo, chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura”.

I giovani nella Chiesa “ci sono”

Sui giovani e l’annuncio del Vangelo, ha parlato in toni calorosi e commossi della Giornata Mondiale della Gioventù di Rio, che ha mostrato come “i giovani nella Chiesa ci sono, che Dio è presente nel mondo, che l’umanità ne sente il bisogno, che “la Chiesa accompagna il cammino mettendosi in cammino con la gente”. Ha sottolineato la richiesta formulata dai giovani alla Chiesa di “stare con loro” e ha rimarcato la necessità di fare spazio ai giovani che “non vogliono essere esclusi dall’avventura né della vita né della Chiesa”  e che “vogliono imparare a vivere ‘decentrati’ su Cristo, ‘sine glossa’, sul Vangelo senza letture ideologiche né di tipo pelagiano, né di tipo gnostico, di vivere la Chiesa senza storture funzionaliste e clericalismi”. Si è infine soffermato sui gravi e diffusi episodi di intolleranza e violenza verso i cristiani in tante parti del mondo, assicurando la preghiera per “i molti fratelli e sorelle perseguitati” e richiamato il grave e persistente fenomeno dell’immigrazione, con la recente visita del Papa a Lampedusa, “meta di disperazione e di speranza per molti”.

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