Presentato in Cattolica il volume di Ernesto Preziosi sul co-fondatore dell’Ac. Interventi dell’Arcivescovo, del Rettore, di storici e dell’autore

di Annamaria Braccini

Acquaderni

«Dove è finito lo stampo di credenti come Giovanni Acquaderni?». Parte da una domanda la presentazione del libro di Ernesto Preziosi Un altro Risorgimento. Alle origini dell’Azione Cattolica per una biografia di Giovanni Acquaderni (San Paolo Editore), che si svolge presso l’Università Cattolica. I lavori, dedicati alla figura del co-fondatore della Società della Gioventù Cattolica Italiana – radice dell’attuale Azione Cattolica – sono introdotti dal rettore Franco Anelli: «Non si tratta soltanto di riappropriarsi del Risorgimento, appaltato oggi da diverse visioni del mondo, ma si tratta di comprendere figure che hanno avuto il coraggio di promuovere un progetto politico e culturale molto salutare, come è sicuramente quello che ha portato alla fondazione dell’Università Cattolica. Così andiamo a sfogliare il nostro album di famiglia e ciò che comunque ci appartiene».

Nel dibattito moderato dal giornalista di Avvenire Francesco Ognibene, di fronte a molti docenti e studiosi del movimento cattolico, al vescovo monsignor Giuseppe Merisi, alla presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana Silvia Landra e all’assistente ecclesiastico don Cristiano Passoni, prende la parola l’Arcivescovo, soffermandosi sull’idea di storia che nasce dalla vicenda approfondita nel volume di oltre 300 pagine. 

L’intervento dell’Arcivescovo

«C’è la storia che si scrive e c’è la storia che si fa. Mi sembra che, talvolta, anche nei nostri discorsi contemporanei, viviamo la storia come un determinismo che, per esempio, ha già deciso il declino della Chiesa e, quindi, anche dell’Azione Cattolica, che è una delle espressioni di responsabilità laicale e di intraprendenza del popolo di Dio dentro la Chiesa. Da questo libro, invece, io ricavo la persuasione che si può orientare la storia; che bastano persone convinte e sufficientemente determinate a indicare un percorso, come ha fatto il fondatore della Società di Gioventù Cattolica. A me sembra che, leggendo queste pagine, ne venga un motivo di fiducia e di responsabilità e, forse, anche di invocazione, perché il Signore mandi delle personalità che prendano iniziative e che possano aggregare un consenso per un percorso futuro. Mi pare che, contro il clima diffuso di rammarico, non siamo autorizzati alla rassegnazione. Personalità adulte, convinte, credenti, fiduciose nei loro mezzi e in Dio, unite da un’amicizia seria, costruttiva, riescono ad aggregare un popolo e riescono a scrivere la storia. Siamo incoraggiati a renderci conto che non siamo dentro a un determinismo e quindi, forse, potremmo trovare un po’ più di coraggio e di speranza e anche un poco di fantasia perché la storia si può fare e non è già scritta. Prendiamo coraggio».

Le riflessioni degli storici

Se Angelo Bianchi, preside della Facoltà di Lettere e filosofia, sottolinea «l’attualità della ricerca identificabile nel saggio», lo storico Agostino Giovagnoli osserva: «Il libro ci consegna una chiave per comprendere la nota religiosa dell’Azione cattolica negli inizi, con Acquaderni e, poi, del dopo-Concilio. Acquaderni matura nel momento drammatico della fine del potere temporale del Papa e dell’Unità d’Italia, che porta la Chiesa a un conflitto di fatto con lo Stato. Opposizione che si acuisce con la “questione romana”, che ha pesato molto sulla vita dei cattolici. Tutto questo è emerso dopo il Vaticano II, quando la Chiesa ha fatto i conti con la sua storia e Paolo VI, per esempio, ha riconosciuto come evento provvidenziale la perdita del potere temporale. In filigrana, l’autore propone questa lettura che è giusta e corretta. C’è una responsabilità dei laici a portare, reciprocamente, la storia nella Chiesa e la Chiesa nella storia».

Infine l’autore Ernesto Preziosi, storico, docente e politico, nota: «Acquaderni testimonia la vivacità e l’intraprendenza del mondo cattolico laico di allora, fondando con Mario Fani nel 1867 la Gioventù Cattolica, di cui diviene presidente, così come lo fu dell’Opera dei Congressi, che proprio nella Gioventù trova una delle sue radici. La sua figura di sociologo e imprenditore ha profondamente inciso nei singoli territori, per esempio, con la fondazione del Piccolo Credito Romagnolo e la co-fondazione de L’Avvenire d’Italia, espressioni del mutualismo e dell’associazionismo, tipici di un tempo in cui i cattolici non potevano fare politica attiva a causa del non expedit di Pio IX. La devozione alla Santa Sede, lo studio della religione, la vita cristiana, come santità anche nella vita sociale e pubblica, e l’esercizio della carità furono i suoi 4 pilastri di riferimento. Così Acquaderni mette in moto un movimento laicale veramente nuovo e innovativo. Basti pensare che scrive al Papa: “Vorremmo essere un laicato che divida con i ministri di Dio, seppure in modo sommesso, il lavoro dell’apostolato”».

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