Le famiglie condividono un cammino in vista della fase successiva dell’Iniziazione cristiana, quella dei sacramenti. Il responsabile diocesano don Antonio Costabile sottolinea la necessità di formare gli operatori di pastorale battesimale

Don Antonio Costabile

«L’accoglienza e l’accompagnamento delle famiglie, innanzitutto i genitori, che chiedono il Battesimo per i loro figli nella comunità cristiana, necessita di una capacità progettuale, di uno stile pastorale, di risorse preziose che possano favorire un cammino di crescita per genitori e figli insieme non solo per l’occasione della richiesta del sacramento, ma più ancora per il dopo Battesimo». Ne è convinto don Antonio Costabile, responsabile del Servizio per la Catechesi, vista anche l’esperienza positiva di molte comunità, nelle quali già da tempo sono state avviate iniziative di vario tipo, a partire da alcuni incontri con i genitori dei battezzandi e proseguendo poi con la proposta di un itinerario di crescita come genitori nella avventura educativa con i figli da zero a sei anni.

Ma è già possibile parlare di Dio ai bambini di questa età?
Molti studi di pedagogia religiosa dimostrano ampiamente che il bambino in questi anni viva un’apertura spontanea, naturale, al mistero della vita e alla dimensione del trascendente. Sperimenta la dipendenza da mamma e papà come la sua condizione essenziale di vita, come un legame imprescindibile, “verticale”, che lo fa essere, lo fa vivere, la fa sentire amato e accompagnato nella vita. Prima che i genitori parlino di Dio al figlio, lo mostrano con la loro cura, il loro affetto, la loro dedizione, riconoscendosi immagini, a volte chiare e a volte sbiadite, della sua Paternità e Maternità.

E i genitori, come vivono questa nuova situazione per loro?
Ai genitori, uomini e donne adulti, i figli ricordano la loro condizione di figli amati dall’unico Padre. E, in questo senso, «parlano di Dio» ai loro genitori. Quindi il fecondo cammino di crescita della famiglia, genitori e figli, può trovare nella comunità cristiana, di cui essi sono parte, la disponibilità a compiere un itinerario comune.

La domanda del Battesimo per i figli da parte dei genitori va dunque interpretata come domanda di Chiesa?
Sì. E occasione propizia per un rinnovato incontro con e nella comunità cristiana. Da qui può nascere e svilupparsi nell’infanzia del bambino un percorso insieme, genitori e figli, che faccia stringere buoni legami tra famiglie, che aiuti i genitori nel loro affascinante e impegnativo compito educativo. La comunità cristiana diventa casa comune delle famiglie giovani, diventa sempre più luogo di fraternità e di amicizia, di aiuto reciproco tra famiglie, diventa esperienza concreta di Chiesa.

Queste giovani famiglie come si presentano poi nella fase successiva dell’Iniziazione cristiana dei figli?
Addirittura possono diventare, e ciò capita spesso, lievito nella pasta, punto di riferimento di tante altre famiglie che chiedono i sacramenti a completamento dell’Iniziazione cristiana e che, dopo aver fatto ricevere il Battesimo, non hanno intrapreso un cammino condiviso nella comunità nella fase 0-6 anni dei figli. Occorre, quindi, che le nostre comunità investano più energie e risorse per la fase di accoglienza e poi di accompagnamento delle famiglie disponibili, sia prima, sia dopo la celebrazione del Battesimo. È indispensabile, perciò, preparare operatori pastorali, in genere giovani coppie, che si affianchino al sacerdote e ai religiosi e religiose per questo prezioso servizio pastorale.

Quali sono gli strumenti a disposizione?
Nella collana “Iniziazione cristiana” del Centro Ambrosiano sono già stati pubblicati strumenti per gli operatori di pastorale battesimale e sussidi diocesani per gli incontri con i genitori e bambini.

Info e approfondimenti: Servizio per la Catechesi

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