La sensibilità all’accoglienza si attua e si concretizza in numerosi servizi. Ne parlano il parroco don Giuliano Savina e Vincenzo Gravina del Rifugio Caritas

di Luisa BOVE

savina gravina
Don Giuliano Savina e Vincenzo Gravina

Il quartiere Greco, già noto per il Refettorio ambrosiano aperto in occasione di Expo, è frequentato da tantissimi stranieri.

«Alle spalle della Stazione Centrale, è un quartiere che ha un grande dono di accoglienza. La gente che abita qui è davvero di alto spessore, molto generosa nell’ospitalità e capace di sopportare tutte le situazioni, dice don Giuliano Savina, responsabile della Comunità pastorale San Giovanni Paolo II che comprende le parrocchie di San Martino in Greco e Santa Maria Gioretti.  «Milano è una città multietnica e multicolore, ma qui gli abitanti esprimono in modo straordinario come la metropoli, non solo è capace di accoglienza, ma è anche in grado di gestirla -assicura il sacerdote -. La gente non sopporta tanto il peso della presenza di queste persone con le quali convive, ma sopporta il peso di un’amministrazione e di una politica incapaci di gestire la situazione». Il fatto del ragazzo che si è impiccato nei giorni scorsi, continua don Savina, «è segno di una sconfitta, non dell’accoglienza, ma amministrativa. Quel giovane era venuto a cercare la libertà, non a farsi saltare per aria. È la sconfitta di una politica ripiegata su se stessa. Credenti, anche di altre religioni, e non credenti, ci teniamo per mano e ci capiamo guardandoci negli occhi». In parrocchia non mancano occasioni di dialogo e alla fine gli stranieri «ci ringraziano perché li abbiamo ascoltati».

La solidarietà passa anche dal Rifugio Caritas, dal Centro di accoglienza che ora ospita famiglie richiedenti asilo politico, dall’hub della prefettura gestito da Progetto Arca e che distribuisce viveri agli stranieri che arrivano dalla Stazione Centrale. Ogni giorno passano dalle 200 alle 800 persone.

Al Rifugio Caritas di via Sammartini, aperto 365 giorni all’anno con 64 posti letto, arrivano persone italiane e straniere, anche richiedenti asilo. «Sono tutti inviati dai servizi sociali della Caritas e stanno da noi da una settimana a un mese in base al loro progetto», spiega Vincenzo Gravina. «Noi facciamo accoglienza, ascolto e accompagnamento con l’obiettivo del reinserimento e riqualificazione dei senza dimora». Ricevono assistenza per la ricerca lavoro, il curriculum e la formazione. Una mano tesa per rifarsi una vita.

 

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