Anna Covini, che col marito Francesco e i figli Lucia, Marta e Giorgio è profondamente inserita nella vita della sua parrocchia: «Ci sentiamo molto riconosciuti. Le famiglie hanno tanto da dire al mondo...»

di Stefania CECCHETTI

famiglia Covini

A margine del Sinodo sulla famiglia è importante interrogarsi su quale sia nella prassi quotidiana la situazione reale delle famiglie nella Chiesa. Cosa fanno? Cosa sperano? Come vivono la fede? Diamo voce alle famiglie stesse attraverso l’esperienza di Anna e Francesco Covini, che insieme ai loro tre figli – Lucia (19 anni), Marta (15) e Giorgio (10) -, vivono un’intensa partecipazione alla vita della parrocchia. «Forse troppo», ride Anna mentre mi racconta la loro esperienza a San Pio V, in via Lattanzio a Milano.

Lei catechista e dirigente nel gruppo sportivo dove gioca a calcio il figlio piccolo. Lui impegnato nella gestione economica della parrocchia e, all’occorrenza, factotum per riparazioni varie. Le figlie più grandi impegnate nel coro della parrocchia e a loro volta catechiste. L’agenda familiare dei Covini deve essere piuttosto complicata: «A volte, non lo nego, ci sentiamo mancare un po’ l’aria, ci mancano spazi solo nostri… Ma le numerose e belle attività che la parrocchia organizza ci hanno coinvolto davvero tanto».

Effettivamente, prosegue Anna, «c’è spesso il rischio che le comunità cristiane chiedano tanto alle famiglie, a volte ignorando alcuni tempi fondamentali nella vita di un nucleo, come il pranzo domenicale, il riposo nel fine settimana, l’esigenza di avere spazi di vita in casa in cui ci si annoia anche un po’…». Precisa però Anna: «Questo nulla toglie al fatto che, come famiglia, ci sentiamo molto riconosciuti e “curati” dalla nostra parrocchia». Una sensazione vissuta anche più ampiamente durante l’Incontro mondiale delle famiglie nel 2012: «Abbiamo ospitato una famiglia francese e con loro abbiamo partecipato agli incontri con papa Benedetto. È stato un momento molto bello, in cui ci siamo sentiti davvero parte di una diocesi, di una Chiesa».

Forse il segreto sta nel trovare un equilibrio tra vita familiare e impegno parrocchiale: «Amiamo immaginare la nostra famiglia come un cerchio chiuso in cui ritrovare le forze, e che, all’occorrenza, può emanare energia all’esterno, un po’ come una “centrifuga”».

Perché la famiglia ha tanto da dare alla Chiesa, ed è giusto considerarla a pieno titolo un soggetto ecclesiale. Spiega ancora Anna: «Facciamo parte anche di un gruppo parrocchiale di famiglie, ci troviamo una volta al mese per confrontarci su tanti aspetti vita familiare. Siamo un gruppo giovane, abbiamo ancora tanta strada da fare, ma io penso che possiamo davvero diventare un punto di riferimento per altre famiglie che, per mille motivi, sono più lontane dalla vita della comunità». E comunque, conclude, «le famiglie, anche se non impegnate direttamente nella pastorale, hanno qualcosa di molto importante da dire al mondo, per il fatto stesso di esserci: che senza la famiglia rischiamo di perdere un fulcro importantissimo della società».

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