La seconda fase del progetto si articola su diversi strumenti a sostegno di chi ha perso l’occupazione. Ecco due esperienze

di Cristina CONTI

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La fase 2 del Fondo Famiglia Lavoro istituito dalla Diocesi si articola su diversi strumenti a sostegno di chi ha perso l’occupazione. Ecco due testimonianze

«A 54 anni un’opportunità di riqualificazione professionale»

Rimanere senza lavoro a 54 anni. Con una famiglia numerosa da mantenere. E nessuno su cui contare. Walter Livraghi, moglie e cinque figli minori a carico, lavorava come operaio generico in un’azienda di produzioni termoplastiche. A luglio 2012 la decisione improvvisa della proprietà di delocalizzare: ogni attività dell’azienda viene trasferita in Romania. La notizia gli è arrivata tra capo e collo. «Dall’oggi al domani mi sono ritrovato senza un’occupazione. A un’età in cui sei troppo vecchio per trovare lavoro e troppo giovane per poter andare in pensione», racconta. Prima un anno di cassa integrazione, poi la mobilità, di cui per ora è arrivato soltanto un piccolo acconto. «Mi sono rivolto alla Caritas di Limito, che mi ha consigliato di prendere contatti con quella di Pioltello per vedere se potevano aiutarmi a trovare un nuovo lavoro. Purtroppo non è stato così, ma io e la mia famiglia siamo stati giudicati idonei per beneficiare del Fondo Famiglia Lavoro istituito dalla Diocesi di Milano», aggiunge. Così ha avviato le pratiche e adesso riceve un contributo in denaro.

Un aiuto concreto per far fronte alle spese quotidiane e per prendere tempo in attesa di una nuova occupazione. «Insieme ai collaboratori della Caritas ho riletto con attenzione il mio curriculum. Non mi sono mai specializzato e questo poteva essere un limite per ricollocarmi», precisa. Così, a luglio di quest’anno, ha seguito un corso di formazione per aggiornarsi e migliorare la sua posizione. «Ho frequentato un corso di formazione professionale dedicato ai torni a controllo numerico presso l’istituto dei Salesiani di Milano. In passato, infatti, avevo lavorato soltanto su quelli manuali. È stato molto utile. I ragazzi che hanno queste competenze oggi trovano un impiego con facilità. Certo, 40 ore non bastano per esaurire tutto quello che c’è da imparare su questo argomento. La pratica in questo mestiere è fondamentale e spero di poterla fare presto in qualche azienda. Ma intanto ringrazio molto la Diocesi per avermi dato questa opportunità», conclude.

«Grazie al microcredito mi sono messo in proprio on line»

Non solo un sostegno per chi ha perso il lavoro e fa fatica ad andare avanti, ma anche una base solida per ricominciare. Sono tante le persone della Diocesi che hanno ricevuto un intervento di microcredito da parte del Fondo Famiglia Lavoro. Tra questi Davide Sarrubbi, 33 anni. Sua moglie è operaia e hanno due figlie piccole, di tre e sette anni. «Sono stato operatore di macchine a controllo numerico. Poi sono rimasto disoccupato. In questo periodo è davvero difficile trovare un nuovo lavoro: l’unica strada era l’interinale. Per fortuna mia moglie lavora ancora…», spiega.

Ecco allora l’idea di mettersi in proprio e di inventarsi una nuova attività sfruttando le potenzialità del web. Ma i soldi messi da parte, ormai, stavano finendo. «Mi è sempre piaciuta la fotografia. Per poter avviare un’attività, però, ci vuole un budget iniziale di cui io non potevo disporre. Così ho presentato al Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi il progetto per un sito di e-commerce dedicato a questo settore», aggiunge. È andata bene, la sua domanda è stata accettata. In poco tempo, grazie al contributo erogato, è nato il sito www.iolocompro.it, dove si può acquistare tutto ciò che riguarda il mondo della fotografia: dalle fotocamere agli obiettivi, dai binocoli alle cornici, fino alla carta per stampare.

Certo, non è un’attività semplice. Soprattutto in Italia. «Nel nostro Paese, infatti, c’è ancora molta diffidenza verso gli acquisti in rete. Servirebbero più investimenti pubblici per diffondere la banda larga e l’alfabetizzazione informatica», precisa. E poi la crisi continua a incombere, sul portafoglio di tutti. In particolare al ritorno dalle ferie. “Questo settore va a periodi. Prima dell’estate, con la bella stagione, ricomincia la voglia di fare foto. Si va a riprendere la vecchia macchina, se non funziona se compra una nuova, oppure si decide l’acquisto di qualche accessorio che possa migliorarne le prestazioni», sottolinea Sarrubbi. Poi però arriva l’autunno e le persone preferiscono restare in casa. «Con la fine delle vacanze gli acquisti diminuiscono. Speriamo che da fine ottobre il settore possa ripartire e così anche l’economia del Paese», conclude Sarrubbi.

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