Redazione

Il giorno della solenne inaugurazione del Seminario di Venegono Inferiore il professore Giovanni Colombo tenne il discorso ufficiale davanti al cardinal Schuster, al rettore monsignor Petazzi, alle autorità civili e religiose, a numerosi seminaristi.

di don Giovanni Colombo
Professore di letteratura

Furono soprattutto esigenze igieniche, d’aria, di spazio, di libertà, che sospinsero a un Seminario nuovo. Ma il moderno materiale di costruzione, le abili e progredite risoluzioni architettoniche non bastano a creare un Seminario nuovo, ove manchino finestre aperte sui problemi e sugli atteggiamenti della società e dell’anima contemporanea.

Per verità, quel che infuse il Borromeo non era spirito che potesse invecchiare, ma perenne; e se mai in questi ultimi tempi un bisogno s’è fatto sentire fu quello di rifarci a un contatto più intimo, a un approfondimento più vero. Contatto e approfondimento di spirito, che non implica necessariamente un ritorno a schemi o a forme storiche che possono irrigidire e scostarsi.

E’ innegabile che sforzi e dispersioni, germi ed esperienze d’ogni genere, da secoli in fermento, in questi anni nostri sono pervenuti a maturazione. L’Europa tutta quanta si agita in un profondo travaglio spirituale per forgiarsi un nuovo volto, né s’indovina ancora come sarà. L’Italia nostra, grazie a Dio e agli uomini di buona volontà, non tardò a chiarire a se stessa la propria missione e a mettersi con passi decisi verso un destino di civiltà.

C’è molto di nuovo oggi nel nostro sole. I sentimenti nazionali rinvigoriti ed elevati nelle coscienze hanno una vasta ripercussione sulla vita pratica; l’industria e la tecnica hanno mutato costume alle popolazioni. Si guardi come le forze idrauliche delle Alpi muovono tutte le nostre macchine, come gli scritti, le parole, le immagini si trasmettono in lontananza, come gli uomini sempre più vittoriosi del tempo e dello spazio, volano nell’aria; perfino i campi allontanato il bove pio, ma solenne come un monumento, riferiscono l’aratro rapido e pulsante che non conosce sudore o stanchezza.

Prescindere da questi nuovi aspetti e dalle loro complicanze sociali ed economiche, sciuparsi in oziosi rimpianti d’un tempo che non può tornare, confidare con esclusione ostinata in forme d’apostolato sorte per le esigenze d’un popolo dedito all’agricoltura, quella bucolica d’una volta, potrebbe condurre all’ingrata constatazione che gli operai d’oggi sentano meno le preoccupazioni religiose.

Invece, risolvere i nuovi problemi, educare il clero milanese a infondere l’anima soprannaturale nel complesso atteggiarsi della vita moderna, a far scaturire dall’età delle macchine un’età degli spiriti, è il compito del nuovo Seminario. Compito arduo, e rude anche, perché il sacerdote non è lo zucchero ma il sale della terra.

Da ogni parrocchia dell’Arcidiocesi verranno qui promettenti giovinezze. Staccati dal mondo, raccolti per anni ed anni in questo palazzo della sapienza e della scienza, della preghiera e della disciplina, a poco a poco pazientemente tenderanno le fibre del loro essere come corde d’arpa per una divina salmodia, apriranno la vela dell’anima loro per la conquista d’orizzonti oltremondani.

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