Nel solco dei precedenti con i cardinali Martini e Tettamanzi la visita dell’Arcivescovo alla Confcommercio. Al centro, le difficoltà attuali, le prospettive di ripresa ed Expo. Ne parlano Carlo Sangalli, Giovanna Mavellia e don Walter Magnoni

di Filippo MAGNI

Don Walter Magnoni

«La visita del cardinale Angelo Scola nella nostra sede milanese giunge in un momento particolarmente difficile per le nostre imprese». Non nasconde le sue preoccupazioni Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, nel presentare l’incontro tra l’Arcivescovo e la sezione milanese dell’associazione che rappresenta le aziende del terziario, in programma giovedì 4 dicembre, alle 16, presso la sede di corso Venezia 47 a Milano (ingresso libero).

Ci troviamo in un periodo complesso, precisa Sangalli, «per gli uomini e le donne che ogni giorno portano avanti le loro attività producendo benessere e garantendo il lavoro ai propri collaboratori». Con fatica e mettendo in gioco quanto hanno di più caro, in quanto «spesso si tratta di aziende che hanno la famiglia come nucleo centrale e vitale». La visita di Scola si inserisce proprio in quest’ottica: «L’esempio e la parola del Cardinale, che siamo felici di incontrare – assicura il presidente -, ci aiutano a vivere i valori della fede e a guardare con fiducia oltre le difficoltà».

A Milano, aggiunge il segretario generale di Confcommercio Lombardia Giovanna Mavellia, «il terziario rappresenta il 70% delle imprese e contribuisce al 40% del fatturato. È una città di servizi, che nei fatti si regge sul mondo che noi rappresentiamo». Per questo motivo l’associazione, assicura Mavellia, «ascolta con particolare attenzione le parole dei Pastori ambrosiani, quando toccano temi a noi cari come quelli dell’economia». L’incontro di giovedì, infatti, «si inserisce in una tradizione consolidata: ricordo le analoghe visite di Dionigi Tettamanzi e di Carlo Maria Martini». Facendo eco alle parole di Sangalli, anche il segretario auspica che l’incontro con il cardinale Scola «rappresenti per il nostro mondo un messaggio di speranza e apertura al futuro. Per di più in vista di Expo 2015, per il quale siamo tutti chiamati a uno scatto in più, se vogliamo che sia un evento anticiclico».

Il grande appuntamento milanese del prossimo anno, conferma il responsabile diocesano del Servizio per la pastorale sociale e del lavoro don Walter Magnoni, «sarà uno dei temi che toccherà il Cardinale nel suo intervento». Scola ha accolto con favore l’invito della Confcommercio, aggiunge Magnoni: «Si tratta di un’associazione i cui numeri sottolineano il valore». Rappresenta infatti 40 mila imprese per più di 300 mila addetti nelle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza. L’Arcivescovo, anticipa Magnoni, «ribadirà con il proprio intervento l’attenzione sua personale, e della Diocesi, al mondo del lavoro e dell’impresa. Toccando diversi temi, tra cui è probabile trovi spazio anche una delle sollecitazioni che spesso Scola tiene a rimarcare: considerare i giorni di festa come occasioni da dedicare al riposo, inteso come dinamica relazionale e sociale, mettendo da parte per quanto possibile la dimensione lavorativa».

In apertura dell’incontro, a Carlo Sangalli sarà affidato il compito di esporre una fotografia dell’attuale situazione economica, vista anche alla luce di Confcommercio. «Sono nostri associati grandi gruppi e piccole imprese familiari – precisa Mavellia -. Sosteniamo entrambi, ma in questa tendenza mondiale alle liberalizzazioni c’è il rischio che la sfida per la sopravvivenza sia vinta sempre dal più grande. Non possiamo permettercelo, se pensiamo che in Italia il 97% delle imprese ha meno di 8 dipendenti, mentre il 94% ne ha addirittura solo 2 o 3». Un vantaggio, però, i piccoli ce l’hanno: «La filiera corta di un’azienda familiare – ricorda – permette di ridurre in qualche modo le spese e tirare la cinghia, per resistere, accettando anche margini di guadagno ridotti». L’attenzione dell’associazione si concretizza allora «con la promozione dei Distretti del commercio, che riuniscono terziario, commercianti e artigiani sul territorio. Con help desk dedicati a non lasciare solo l’imprenditore, insistendo affinché i bandi degli enti pubblici non siano rivolti solo, come spesso accade, alle aziende medio piccole che contano fino a 250 dipendenti. Ma alcuni siano riservati alle micro imprese, il 94% di cui parlavamo, che reggono il tessuto economico e sociale: magari il progetto sarà meno d’impatto e potrà sembrare meno efficace sui piccoli numeri, ma è vero il contrario».

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