La testimonianza conclusiva di un giovane lecchese che ha partecipato alla Gmg, tenendo un “diario di viaggio” sul suo blog: «Conserverò nel profondo questa esperienza e ringrazio Dio di avermela donata»

di FRANCIO

Gmg 2013

Devo ammettere che ho avuto molta difficoltà a scrivere queste parole: la Gmg Rio2013 è giunta al termine, e questi giorni ora sono dedicati alla visita di Rio de Janeiro.

In questo momento mi sento pieno di domande e pensieri, che continuano a intasare la mia testa, e temo che sarà così per tutti i prossimi giorni.

La realtà è che durante questa Gmg ho vissuto emozioni davvero forti, nuove in un certo senso, e scriverle non ha solo manifestato la mia voglia di continuare la testimonianza di questa esperienza attraverso il diario di viaggio, ma è stata anche la necessita di svuotare un po’ la mente da tutte queste cose così intense e piene di significato, per riassaporarle con calma, volta per volta.

La mia Gmg Rio2013 la ricorderò per due cose: la fede e le persone.

In questi giorni ho avuto la possibilità di vivere momenti di fede molto particolari, che hanno fatto rinascere in me riflessioni e domande importanti, spingendomi a cercare di nuovo di capire in cosa credo veramente e perché.

L’altro punto cuore di queste giornate sono state per me le persone. In questi giorni ho incontrato davvero tanti ragazzi e ragazze. Con la maggior parte di loro ho avuto il piacere di scambiare nomi e firmare quel mio Vangelo che sarà ricordo indelebile di questa bella esperienza qui in Brasile.

Ho però avuto la fortuna di conoscere alcune persone con cui ho passato più tempo. Questo ci ha permesso di conoscerci meglio, di rafforzare queste nostre relazioni, e con gli amici di San Paolo, così come con Barbara e i suoi due amici sulla spiaggia di Copacabana, sono nate belle amicizie: vedo in questi rapporti il “terreno buono” di cui parlava Papa Francesco, che bisogna coltivare e far crescere per dare frutto.

Ciò che però mi fa male è sapere che non avrò la possibilità di coltivare questo campo così come vorrei: la distanza che ci separa e un rientro a casa ormai imminente si abbattono su questo campo di terra buona come la forte pioggia di Madrid.

In queste ore mi sono chiesto, più di quello che possiate pensare: «Cosa porto a casa da questa esperienza? Come potrò non dimenticare mai questi miei amici, come potrò coltivare questo campo e non abbandonarlo?».

Torno a casa conscio di aver vissuto un’esperienza indimenticabile, aver riscoperto una fede forte, che trova nel Signore Gesù Cristo le sue radici e fondamenta. Porto a casa queste amicizie, che coltiverò come me ne sarà data la possibilità, aiutato dagli strumenti moderni che tutti conosciamo. E chissà che in futuro non ci vedremo ancora: in Brasile in questi anni ci sono eventi che potrebbero darmi la possibilità di tornare…

Non voglio dire: non dimenticherò mai questa esperienza, perché il tempo è beffardo e gli anni passano veloci, le esperienze sono infinite. Voglio pensare al presente: porto nel più profondo del cuore tutto questo, lo conservo ora e ringrazio Dio di avermi donato tutto ciò.

Ci vediamo a Cracovia!

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