Aurelio Mosca, psicologo di Macherio, ha partecipato col figlio all’VIII Incontro mondiale svoltosi negli Usa: «Un momento di riflessione nel quale tante sensibilità, accentuazioni, esperienze, difficoltà, pur diverse tra loro, non sono state motivo di divisione, ma di unione»

di Luisa BOVE

Philadelphia_Family 2015

C’erano anche Aurelio Mosca, psicologo di Macherio, e il suo figlio maggiore all’VIII Incontro mondiale delle famiglie che si è svolto a Philadelphia dal 22 al 27 settembre. Al rientro parla della sua esperienza e, rispetto a Family 2012 ospitato a Milano, dice: «Quello di Filadelfia si è posto in continuità per il richiamo alla sensibilità e all’attenzione rivolte ai temi della famiglia, al suo ruolo nella società e alla sua importanza per il cammino di fede degli uomini e delle donne del nostro tempo».

Ha colto differenze tra i due eventi?
Le più evidenti sono legate al contesto sociale e culturale in cui l’incontro si è svolto, per esempio la seconda lingua di traduzione dall’inglese è stato il vietnamita. Il “respiro” ecclesiale e culturale è stato caratterizzato dalla partecipazione di esponenti di Chiese protestanti, evangeliche e di altre confessioni religiose, l’approccio comunicativo e di contenuto è stato molto “americano”, con oltre 50 workshop su tanti aspetti e dimensioni concrete della vita familiare. L’incontro è stato anche la tappa conclusiva della visita ufficiale del Papa negli Usa e all’Onu e, se questo ha contribuito ad amplificare almeno sui media la visibilità dell’evento, le sue risonanze politiche e sulle vicende della Chiesa nordamericana hanno forse un po’ attenuato la centralità dei temi dell’incontro.

E rispetto ai temi affrontati?
Sono tante le suggestioni e i contenuti che l’incontro ha proposto come arricchimento culturale ed ecclesiale. Credo occorra un giusto tempo di approfondimento per una loro più completa comprensione. Se devo individuare un elemento è quello della pluralità: sono state giornate e occasioni di riflessione sulla famiglia nelle quali le tante sensibilità, accentuazioni, esperienze, difficoltà che vivono le famiglie non hanno significato divisione e frammentazione. La famiglia unisce, non divide, ed è questo che ne fa una risorsa per la società e la convivenza sociale, un “bene comune” per tutti e per i credenti, una “chiesa domestica” aperta sulla ricerca della salvezza e che costruisce la santità.

Che cosa l’ha colpita di più nelle giornate a Philadelphia?
Le dimensioni e l’ampiezza dell’evento, sia per i temi affrontati, sia per l’articolazione dei contributi e delle voci proposte. Difficile riuscire a farsi un’idea di sintesi, ma forse è proprio questo che ha meglio rappresentato la ricchezza, la complessità e la bellezza della famiglia rappresentata a Philadelphia. La pluralità delle esperienze familiari, dei percorsi di comunione ecclesiale, di accompagnamento pastorale e di sostegno concreto delle famiglie, delle difficoltà e delle “ferite” che le famiglie vivono, sono l’elemento che ha caratterizzato di più l’incontro. Una pluralità che ha saputo, nella comune esperienza di fede e di vita della famiglia, unirsi in una preghiera e in una comunione di fede nella celebrazione eucaristica conclusiva, che ha rappresentato la sintesi spirituale, la profonda unione con il Papa e la comune appartenenza alla Chiesa.

Qual è il bagaglio che “ha portato” a casa da questa esperienza?
La “batteria” della speranza, con cui credo ciascuno di noi alimenta il proprio “fare famiglia”, ha avuto una ricarica poderosa che servirà sia sul piano personale, sia la mia famiglia ad affrontare le fatiche, gli scoraggiamenti, ma anche i progetti, le disponibilità, le attenzioni della nostra quotidianità. La famiglia, definita dal Papa «fabbrica di speranza, vita e futuro», non è solo un’efficacissima sintesi o una definizione a uso e consumo dei media, è il senso più vero e profondo di ogni esperienza di famiglia.

Papa Francesco ha ricordato che l’amore in famiglia si esprime con gesti di tenerezza nella vita quotidiana: la cena pronta, la prima colazione, un abbraccio al rientro la sera… È così?
La “fabbrica della speranza” produce il “miracolo dell’amore” che non è un evento straordinario, eccezionale, unico, ma è intriso di quella quotidianità cui ci richiama il Papa. Questa vicinanza e conoscenza di Francesco alla realtà quotidiana della famiglia è straordinaria: il “miracolo” si costruisce attraverso la cura dei legami e delle relazioni, la comunicazione diretta delle emozioni e degli affetti di cui, i gesti indicati dalle sue parole, sono intrisi. È questa la “cura” che, nella condivisione della vita familiare, aiuta ad affrontare le fatiche, i ritmi lavorativi, la dispersione dei tempi e degli impegni di ciascuno, le preoccupazioni della quotidianità. Trovo nelle parole del Papa una sintonia profonda, vera con la mia esperienza familiare (e anche professionale) perché riconciliano le dimensioni autenticamente umane della vita familiare con quell’orizzonte di fede in un Dio dell’amore e della misericordia entro il quale vivo come marito e padre con mia moglie e i miei figli.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi