La recente visita al Patriarca Bartolomeo da parte della delegazione ambrosiana guidata dall’Arcivescovo ha ribadito l’impegno a costruire scambi, incontri e relazioni dirette più frequenti

di Rosangela VEGETTI

Scola Istanbul

La visita a Istanbul al Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo da parte di una delegazione della Diocesi guidata dal cardinale Scola – con padre Teofilatto Vitsos, archimandrita greco-ortodosso e presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, il Moderator Curiae monsignor Bruno Marinoni, il Vicario episcopale per l’Ecumenismo e il dialogo monsignor Luca Bressan e il responsabile della Sezione Ecumenismo del Servizio diocesano, il diacono Roberto Pagani – ha segnato una tappa verso l’unità dei cristiani di Oriente e Occidente. L’incontro svoltosi dal 31 gennaio al 2 febbraio ha ricambiato la visita di Bartolomeo a Milano, il 14 e 15 maggio 2013, e rilanciato il tema che sta a cuore all’Arcivescovo: un ecumenismo di popolo, che tocchi, cioè, la vita quotidiana delle comunità dei fedeli.

«Siamo qui col desiderio di compiere un ulteriore piccolo passo nel necessario cammino verso l’unificazione piena tra tutti i cristiani – ha detto il cardinale Scola nel saluto al patriarca Bartolomeo -. Questa unità, ne siamo ben consapevoli, non può essere che il frutto sovrabbondante della grazia del Risorto. È Lui a prendere sempre l’iniziativa». Ma la realtà del mondo d’oggi, connotata dalla mescolanza di etnie, culture e religioni, induce a nuove misure per la costruzione del vivere insieme. «A questo compito le nostre Chiese possono offrire un prezioso contributo – ha aggiunto l’Arcivescovo -. A questo impegno in favore della libertà religiosa e della ricerca del bene comune nelle nostre società appartengono a pieno titolo le attività di collaborazione tra il Patriarcato ecumenico, le Chiese ortodosse e la Chiesa cattolica».

Oltre a un doveroso omaggio alla tomba del Patriarca Atenagora – con Papa Montini precursore del fraterno dialogo tra Oriente e Occidente cristiano -, la delegazione ambrosiana ha visitato la Facoltà teologica di Calki, sull’isola di Heybeliada, di fronte a Istanbul, per quasi duecento anni sede della formazione dei sacerdoti ortodossi del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, chiusa nel 1971 per ordine del governo turco. Un patrimonio inestimabile per la Chiesa ortodossa e per la cultura turca, con una biblioteca ricchissima di testi teologici antichi: si spera che possa presto essere riaperta. «Oggi chi studia teologia deve andare a Tessalonica – spiega Roberto Pagani -; ma in prospettiva l’idea è di aprire scambi a livello di docenti e di studenti per relazioni che possano essere più continue. Il cardinale Scola ha ribadito l’intento di costruire un ecumenismo di popolo, che parta da relazioni dirette più frequenti e facili possibili, agevolando scambi e incontri. Si mira a costruire un ambiente in cui cristiani di varie denominazioni possano conoscersi, frequentarsi e apprezzarsi reciprocamente. In questo si colloca anche la presentazione fatta a Istanbul dell’edizione in lingua turca delle catechesi di Benedetto XVI su San Paolo».

Oltre al turismo, che ormai favorisce la conoscenza e l’impatto con realtà di vita e testimonianze di spiritualità diverse, nella quotidianità ambrosiana c’è un contatto sempre più ravvicinato con persone originarie dei Paesi dell’Europa orientale e di tradizione cristiana ortodossa, che spesso lavorano e vivono nelle nostre famiglie. «Ormai l’immigrazione di popolazioni di appartenenza ortodossa è numericamente maggioritaria – precisa Pagani -, e questo elemento demografico ci impone un’accresciuta attenzione e la necessità di rispondere a sempre maggiori domande di presenza e di disponibilità di chiese sul territorio diocesano. D’altronde, la maggior parte dei metropoliti che sono alla guida del Patriarcato ecumenico hanno studiato in Europa e spesso in Italia: questo li rende molto attenti e aperti all’incontro ecumenico. Inoltre, una Chiesa come quella di Costantinopoli, che vive da 500 anni a contatto ravvicinato con l’Islam, ha certo qualcosa da dire a chi si avvia a fare il dialogo interreligioso. La loro esperienza forse anticipa quello che anche noi ci troveremo a vivere, nella contiguità sempre maggiore con il mondo musulmano. Il passaggio a una convivenza consapevole, e non solo subita, non è per nulla banale».

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